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DossierDossier: Papa Giovanni XXIII voleva insabbiare i reati di pedofilia del clero?

Dossier: Papa Giovanni XXIII voleva insabbiare i reati di pedofilia del clero?

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Prendiamo due figure, nella fattispecie due papi, che hanno fatto e tuttora fanno parlare di sé, per motivazioni diametralmente opposte: Giovanni XXIII e Benedetto XVI. Quando si nomina papa Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli, la prima associazione che facciamo è il soprannome “Papa Buono” ma è proprio cosi?

giovanni_xxiiiLa sua figura è stata rivoluzionaria all’interno della Chiesa e del clero, è stato il primo pontefice a parlare di tolleranza e pace; non a caso, intitolò la sua enciclica “Pacem in terris”, ovvero pace in terra. La cosa più singolare è che Roncalli stesso non apprezzava la definizione di Papa Buono.
Quando, invece, si parla di Joseph Ratzinger, il papa emerito Benedetto XVI, la fama che lo precede è totalmente diversa: il fatto che più motiva una nomea di questo tipo è che nel 2005 il tribunale di Harris County, nello stato del Texas, il papa in persona è stato incriminato per ostruzione alla giustizia adducendo come motivazione il caso legato ai preti pedofili statunitensi. L’unico motivo per cui Ratzinger non fu perseguito dalla giustizia è il suo status di Papa, ovvero l’immunità in quanto capo di Stato estero.

Eppure fu Ratzinger che fece scoprire al mondo l’esistenza della vecchia istruzione pontificia denominata Crimen Sollcitationis, attraverso la lettera “de delictis gravioribus”,  che afferma “« Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare «i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti», per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere «a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche», poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Uffizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici“.

Non tutti sanno che, però, fu Giovanni XXIII fu colui che autorizzò questa istruzione, redatta dal cardinale Ottaviani. E che, fino alla de delictis gravioribus, il mondo non era al corrente della sua esistenza.  La Crimen Sollicitationis è un regolamento che disciplina il comportamento da tenere se un membro della chiesa  viene accusato di un reato di pedofilia o violenza sessuale. Come recita la prima parte della Crimen Sollicitationis “Colui che avrà commesso qualsiasi crimine di sollecitazione del quale parla il can. 904 sia sospeso dalla celebrazione della Messa e dall’ascolto delle confessioni sacramentali, e secondo la gravità del delitto sia dichiarato inabile a ricevere le stesse, sia privato di tutti i benefici, dignità, voce attiva e passiva, e sia dichiarato inabile a tutto ciò, e nei casi più gravi sia sottoposto a degradazione“. Fin qui tutto nella norma.

Il problema viene a galla nella seconda parte del documento, nella quale è riportato “Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto” segreto del” Sant’Uffizio”), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto (senza cioè bisogno di una qualche dichiarazione); tale scomunica è riservata unicamente al sommo pontefice, escludendo dunque anche la Penitenziera Apostolica. [ossia: tale scomunica può essere ritirata solamente dal papa,] Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento”.  Ovvero, si sostiene l’obbligo di dover tenere episodi di questa gravità taciuti, in modo tale che la chiesa, dall’esterno, possa conservare sempre un’immagine intonsa e priva di ogni peccato.

A spiegare ulteriormente cosa prevede la Crimen Sollicitationis ci ha pensato anche il cardinale Bertone in un’intervista rilasciata diversi anni fa, nella quale aveva dato dettagli sul perché il vescovo aveva l’obbligo di non rivelare il crimine di pedofilia del sacerdote “la questione è stata ben spiegata dal cardinale Ersilio Tonini durante una trasmissione televisiva: se un fedele, un uomo o una donna, non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote per avere dei consigli perché ha paura che questo sacerdote lo possa denunciare; se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato… allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza“.

Lungi dal voler buttare fango su una figura importante quale è Angelo Roncalli, che è stata sicuramente positiva all’interno del mondo ecclesiastico, è senz’altro interessante dover riflettere su un fatto: perché il Papa Buono ha autorizzato la Crimen Sollicitationis senza batter ciglio? e perché, allo stesso tempo, Papa Benedetto XVI, visto come colui che ostacola la giustizia per tutelare dei preti pedofili, avrebbe fatto scoprire l’esistenza della Crimen Sollicitationis?

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