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Due donne hanno assistito all’omicidio di Vittorio Materazzo? Mossa a sorpresa del fratello

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Dopo la telefonata anonima in procura due donne si sono fatte avanti e hanno detto di essere state testimoni del delitto di Vittorio Materazzo. Il fratello dell’ingegnere, unico indagato, riesce a dimostrare la sua innocenza.

La sera del 28 novembre due donne hanno assistito all’omicidio dell’ingegnere Vittorio Materazzo avvenuto sotto casa sua. Entrambe sono testimoni oculari del delitto e, come riporta Il Mattino, hanno riferito di non aver parlato prima solo perché avevano paura di essere coinvolte in una storia spiacevole. Ricordiamo che l’unico indagato è il fratello minore dell’ingegnere, il 36enne Luca Materazzo. La famiglia ha inviato alla stampa un comunicato con cui si dissociano dalle informazioni trapelate circa eventuali dissidi e si dicono convinti dell’innocenza di Luca. Nella stessa nota si esprime fiducia nel lavoro degli inquirenti.

Nei prossimi giorni sono attesi i risultati del test del Dna eseguiti sui numerosi reperti sequestrati dalla scena del crimine ma il contributo più importante è sicuramente quello delle testimoni che hanno deciso di farsi avanti solo dopo i funerali, tormentate dalla scene a cui hanno assistito e dai dubbi. Quello che hanno rivelato non è ancora stato reso noto, l’attenzione mediatica sul caso dell’omicidio di Vittorio Materazzo è troppo alta e una fuga di notizie potrebbe compromettere le delicatissime indagini in corso.

I legali di Luca Materazzo intanto hanno deciso di fare una mossa a sorpresa depositando negli uffici del pm il consenso al prelievo delle tracce biologiche sul foulard macchiato di sangue trovato sulla scena del crimine, a pochi passi dal cadavere dell’ingegnere 51enne. Il reperto è considerato quello più importante, e la scientifica, come sostiene Il Mattino, potrebbe essere liberata “dalla possibilità di far emergere eventuali campioni lasciati dall’assassino e di utilizzarli sotto il profilo investigativo”.

Secondo una prima ricostruzione, il foulard è stato utilizzato dall’assassino per coprire il volto dopo aver indossato il caso. Sullo stesso c’è il sangue della vittima che si è difesa mentre una mano sconosciuta lo accoltellava con ferocia inaudita, ma potrebbe esserci anche il sudore o la saliva del killer. Le analisi sul reperto erano state interrotte proprio con l’iscrizione nel registro degli indagati del fratello minore di Vittorio Materazzo, oggi il foulard acquisisce importanza dal punto di vista processuale. Poteva finire negli scatoloni dei reperti ma apre ufficialmente la settimana decisiva per la verità sull’omicidio di Chiaia.

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