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Duplice omicidio di Brusio: Ezio Gatti, ideatore e mandante a processo

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Duplice omicidio di Brusio: la vicenda risale al 10 novembre 2010; ed è di questo crimine che il sostituto Pg di Milano, Maria Grazia Omboni, ha ricostruito i dettagli nell’aula della prima Corte d’Assise e d’Appello di Milano, dove si è aperto il processo di 2° grado a carico di Ezio Gatti.

delitto brusio delitti.net (1)Gatti è accusato di essere il mandante (oltre che la mente che ideò il crimine) del duplice omicidio dei Coniugi Ferrari; Gatti voleva estorcere una grossa quantità di denaro a Gianpiero Ferrari e alla moglie di questi: Gabriella Plozza, quindi quel 10 novembre manda un complice, tale  Ruslan Cojocaru negli uffici della ditta di autotrasporti, della coppia a Brusio, in Svizzera, la motivazione  ufficiale e fasulla della visita sono alcuni documenti da firmare.

Il moldavo minaccia con la pistola Ferrari, a quel punto qualcosa non va come previsto, forse il Ferrari reagisce e la “semplice trattativa” pianificata da Gatti si trasforma in duplice omicidio; il sicario che doveva solo “minacciare” invece spara e uccide i due poveretti.

Ruslan Cojocaru è stato condannato all’ergastolo dal Tribunale di Sondrio mentre Ezio Gatti a 21 anni di reclusione. Il Procuratore Omboni ha chiesto  conferma per la pena, specificando che come già confermato non c’è stata l’aggravante della premeditazione.

La ditta di Gianpiero Ferrari all’epoca dei fatti era sull’orlo del fallimento; per “salvare” i beni attivi la coppia, aveva ceduto questi beni in modo “fittizio” a Gatti, intestandogli anche un semirimorchio del valore di 30 mila euro, ma Gatti non ne era mai entrato in possesso e pretendeva di essere liquidato. La ricostruzione dei fatti rende noto che Gabriella Plozza, minacciata dal moldavo con una Beretta 92 caricata con proiettili sbagliati, stava firmando i documenti che le aveva portato Cojocaru.

In quel mentre arrivò il marito che per difendere la consorte ingaggiò una colluttazione con il killer, poi da un’altra pistola, una calibro 6.35, forse in possesso dello stesso Ferrari, partì un proiettile che lo ha ferì a morte. Il moldavo aveva sparato poco prima anche alla Plozza e poi le aveva dato un numero ingente di violentissimi colpi alla testa con l’arma che si era  inceppata, la donna morì dopo una lunga agonia.

L’avvocato di parte civile Maurizio Carrara, che assiste i figli delle vittime, in associazione all’accusa, ha chiesto  la conferma della condanna in primo grado. Il processo sarà ripreso in aula il 27 gennaio per le requisitorie dell’avvocato Rossella Sclavi, che difende Cojocaru e Carlo Taormina, difensore di Ezio  Gatti.

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