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Duplice omicidio di Buddusò, assolti i mandanti e l’esecutore

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BuddusòGli imputati per il duplice omicidio di Buddusò sono stati assolti grazie alla sentenza dei giudici della Corte d’Assise di Sassari

I tre presunti assassini di Giovanni Battista e Antonio Bacciu, trovati senza vita nelle campagne di Buddusò nell’aprile del 2011, per il pm Carlo Scalas dovevano essere condannati all’ergastolo. E’ stata con l’inaspettata sentenza della Corte d’Assise di Sassari che Giovanni Antonio Canu, Gianni Manca e Salvatore Brundu sono stati invece assolti per non aver commesso il fatto.

Durante la lettura del verdetto finale non sono mancate boati e urla di gioia, tanto che il giudice ha dovuto addirittura prendere un momento di pausa per poi continuare il tutto quando in aula è ritornato un clima di tranquillità.

I tre uomini sotto accusa per il duplice omicidio di Buddusò, che hanno ottenuto la libertà dopo tre anni, hanno così commetato la scelta del giudice che ha ordinato la scarcerazione: “E’ stata fatta giustizia”.

L’omicidio di Antonio Bacciu e di suo zio Giovanni Battista dunque, resta ancora senza colpevoli. Le due vittime furono raggiunte da alcuni proiettili mentre scendevano dal loro fuoristrada per andare in azienda. Nell’agguato due persone riuscirono a scampare alla morte, uno fuggì mentre l’altro si finse morto.

I difensori degli imputati, Antonio Secci, Claudio Mastrandrea, Sara Luiu e Speranza Benenati , hanno sempre sostenuto che l’accusa era basata su elementi indiziari infondati a partire dall’arma del delitto e del movente. Per l’accusa infatti, il duplice omicidio di Buddusò venne messo in atto per un regolamento di conti per l’uso di alcuni terreni agricoli.

Fu poi Maria Soro, che nell’agguato perse il figlio e il cognato, a dichiarare una serie di minacce ricevute dagli imputati: “Ti accorgi dell’odio che una persona ha verso di te anche solo da come ti guarda quando ti incontra per strada. E la famiglia Brundu-Canu ci odiava. Dopo il furto del campanaccio, Manca, col quale fino ad allora avevamo un buon rapporto, non ci ha più rivolto la parola. Occupò il terreno e poi partirono le minacce, un giorno al bar fece vedere la pistola a mio figlio.”

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