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Duplice omicidio Palagonia: Mamadou Kamara ha stuprato e poi ucciso

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Ad uccidere Mercedes Ibanez e il marito Vincenzo Solano sembrerebbe essere stato senza alcun dubbio il giovane ivoriano Mamadou Kamara. Il 18enne è stato incastrato anche dall’autopsia eseguita sul corpo della donna

“Ma perché mi tenete qui, ma perché non mi lasciate andare a casa?” con queste parole Mamadou Kamara avrebbe cercato di far cadere ogni sospetto su di lui ma purtroppo gli esperti avrebbero ottenuto prove a sufficienza che confermerebbero la sua colpevolezza per la morte di Mercedes Ibanez e Vincenzo Solano.

Con l’autopsia inoltre è venuto alla luce che la donna prima di essere brutalmente uccisa sia stata addirittura violentata. Per il 18enne incensurato è così scattata un’ordinanza di custodia cautelare per “condotta violenta connotata da una disumana crudeltà essendosi infierito contro le vittime con ripetuti colpi al capo e al volto, oltre che nelle parti intime e particolarmente odiosa in quanto posta in essere nei confronti di vittime in età avanzata”.

Come pubblicato da Ilfattoquotidiano.it, Mamadou Kamara si sarebbe in particolar modo accanito sulla donna: “Le risultanze dell’ispezione cadaverica rivelano diverse lesioni sul corpo della Ibanez, consentendo di ipotizzare che le stesse erano state prodotte verosimilmente da un mezzo contundente utilizzato con meccanismo compressivo e notevole forza viva, percuotendola reiteratamente, nonché dall’azione di un pugno. Inoltre si accertava che la vittima, dopo aver subìto violenza sessuale e aver tentato di sottrarsi all’azione dell’aggressore, era stata nuovamente raggiunta, scaraventata sul pavimento e colpita ripetutamente con colpi contundenti al capo per poi essere gettata dal balcone”.

Inoltre gli esperti ritengono che Mamadou Kamara, ritenuto un soggetto pericoloso, debba rimanere in carcere affinchè non venga a contatto con i probabili complici dell’omicidio: “I forti sospetti che l’indagato non abbia agito da solo suggeriscono di scegliere una misura cautelare diversa da quella degli arresti domiciliari, che possa interrompere del tutto quel collegamento dell’indagato con l’ambiente in cui lo stesso è fino ad ora vissuto (essendo entrato nel territorio nazionale solo lo scorso giugno 2015), non potendosi escludere allo stato che i complici provengano dallo stesso ambiente”.

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