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Michele Buoninconti

Elena Ceste, condannato Buoninconti: “Non si può trasformare un innocente in un colpevole”

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elena-cesteE’ ormai ufficiale: Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste, è stato condannato a 30 anni di reclusione. L’uomo è accusato di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere

Si è così concluso il processo di primo grado per l’omicidio di Elena Ceste, la donna misteriosamente scomparsa a gennaio dello scorso anno e ritrovata senza vita in un canale dopo 9 mesi di ricerche. Ad ucciderla, secondo l’accusa, è stato il marito Michele Buoninconti che nelle ultime ore è stato ufficialmente condannato a 30 anni.

Prima della sentenza, Buoninconti ha voluto leggere alcune sue dichiarazioni al giudice Roberto Amerio che sono state riportate dal sito Rainews.it: “Signor Giudice, io mi trovo davanti a lei senza un motivo vero, non c’è alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa e la procura non può provarlo, né ora, né mai, semplicemente perché non è accaduto. Ci vogliono le prove per condannare un uomo e la procura non le ha perché non esistono, non si può trasformare a piacimento un innocente in un colpevole, tra l’altro, di un omicidio che non c’è stato“.

Buoninconti poi continua, ribadendo ancora una volta che Elena Ceste aveva dei problemi mentali: “Elena delirava e sentiva le voci quella notte e si picchiava in testa , non me lo sono inventato, questa crisi psicotica si ascrive perfettamente nel quadro dei suoi disturbi precedenti, quei disturbi di ottobre e novembre, li chiami crisi psicotica come l’accusa o pensieri ossessivi persecutori come la consulente della difesa. Quella mattina (del 24 gennaio 2014 ndr.) con i miei figli ho lasciato Elena a casa verso le 8.10 e, circa 35 minuti dopo, Elena non c’era più e la casa era nelle stesse condizioni in cui l’avevo lasciata, nonostante Elena fosse rimasta per fare le faccende domestiche. Secondo lei mia moglie rimase in casa 35 minuti senza fare niente o si allontanò subito dopo che la vide la signora Riccio in cortile, come vuole la logica? Se Elena fosse rimasta in casa, avrebbe rifatto tutti i letti e sistemato la cucina, di sicuro non avrebbe perso tempo, sapendo che avrebbe dovuto sistemare la casa, recarsi dal dottore e preparare il pranzo per sei persone”.

“Elena non stava bene, per questo non accompagnò i bambini a scuola quella mattina, per questo saremmo dovuti andare dal dottore e per questo si allontanò . Elena era vestita di tutto punto con abiti che profumavano di pulito ed era solita farsi la doccia alla sera. Quella mattina, Signor Giudice, – conclude Buoninconti – Elena non si fece la doccia, non la trovai nuda e non la uccisi, è un’accusa falsa ed infamante e priva di fondamento“.

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