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Faccia da Mostro: “Non sono io il Killer di Stato”

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Per la prima volta dal rifugio dove è nascosto parla Faccia da Mostro

Faccia da mostro è davvero una persona misteriosa, rifugiatosi in un paesino della Calabria è sospettato di aver commesso in Sicilia moltissimi omicidi e stragi.

La sua vita è decisamente cambiata da quando faceva il poliziotto a Palermo. Sul viso porta ancora i segni di una fucilata e vive da solo in una casa capanna fatta di legno e pietra in riva al mare . Le sue giornate sono scandite al ritmo del mare. Quando il tempo lo permette esce in barca per una battuta di pesca, questo il suo unico passatempo.
Alcune volte, Faccia da Mostro, scompare per mese e nessuno sa dove vada.
La sua storia e il suo mito iniziano quando molti pentiti lo hanno indicato come l’anello di collegamento tra le cosche mafiose e i servizi segreti di Stato. I testimoni sostengono che lui sia sempre stato presente sui luoghi dei cosidetti delitti eccellenti.
Faccia da mostro sarebbe un sicario professionista sempre a disposizione della mafia e dello Stato per commettere omicidi i cui mandanti sarebbero altissime personalità dello Stato.
Lui però ha sempre negato queste etichette, e da persona libera ha rilasciato un intervista a Repubblica.
“Sono qui, libero, mi addossano cose tanto enormi che non mi sono nemmeno preoccupato di nominare un avvocato per difendermi”.
Il nome di Faccia da Mostro è Giovanni Aiello ed ha ben 67 anni, da un pò di anni si è traferito in un paesino del catanzarese Montauro per trascorrere una serena vita da pensionato.
E’ tornato in questi giorni alla ribalta con la sua misteriosa storia, perchè alcuni magistrati hanno ripreso ad indagare sulle stragi di mafia del 1992.
Repubblica lo ha raggiunto per un intervista, alla quale Faccia da Mostro, ha deciso di rispondere raccontando la sua verità e i motivi che lo hanno portato ad essere individuato come il Killer di Stato.

Faccia da Mostro

Faccia da Mostro

Appare un uomo semplice, alto e muscoloso con una chioma che lascia intravedere che in gioventù fosse un bell’uomo dai capelli biondi. Si racconta in modo diretto:
“La mia vita è tutta qui, anche mio padre e mio nonno facevano i pescatori,…Se avessi fatto tutto quello di cui mi accusano, lo so che ancora i miei movimenti e i miei telefoni sono sotto controllo, dovrei avere agganci con qualcuno al ministero degli Interni, ma io al ministero ci sono andato una sola volta quando dovevo chiedere la pensione d’invalidità per questa”.

La profonda cicatrice che ha deturpato il suo viso è un segno di un colpo di fucile durante un attentato di stampo mafioso.

Faccia da mostro ha voglia di parlare di raccontare e di raccontarsi ed inizia partendo dalla sua prima apparizione nel 1963: “In quell’anno mi sono arruolato in polizia, nel 1966 i sequestratori della banda di Graziano Mesina mi hanno ridotto così durante un conflitto a fuoco in Sardegna, trasferito a Cosenza, poi a Palermo”. All’investigativa c’era Vittorio Vasquez, anche Vincenzo Speranza, un altro funzionario. Comandava Bruno Contrada (l’ex capo della Mobile che poi è diventato il numero 3 dei servizi segreti ed è stato condannato per mafia) e poi c’era quello che è morto”.

Poi c’è l’attentato a Boris Giuliano, ucciso dalla mafia nel 1979, Faccia da Mostro ha quasi timore di pronunciare quel nome e dice a Repubblica che dal 1976 non è mai più rientrato a Palermo

“Tutti quegli omicidi e quelle stragi sono venuti dopo, mai più stato a Palermo neanche a trovare mio fratello”.

Anche il fratello era un agente di Polizia e fu congedato nel 1986 quando una bomba carta gli fece saltare una mano.

Il mare dello jonio con il suo odore è l’unica cosa che da a Faccia da Mostro un pò di serenità, quando passeggia sul lungopmare in compagnia dei suoi due amici, Sarino e Vito.

Non riesce a spiegarsi come il suo nome sia potuto entrare in dinamiche cosi serie: “So soltanto che mi hanno messo sott’indagine perché me l’hanno detto amici che sono stati ascoltati dai procuratori, anche mio cognato e la mia ex moglie. E poi tutti frastornati a chiedermi: ma che hai fatto, che c’entri tu con quelle storie? A me non è mai arrivata una carta giudiziaria, nessuno mi ha interrogato una sola volta”.

Tutto partì dalla confessione di un mafioso, Luigi Ilardo, che indicò in quel poliziotto dalla faccia deturpata come un “killer di stato”.

Giovanni Aiello però si difende: “Ilardo? Non so chi sia”.

Così come quando un altro pentito di mafia, Vito Lo Forte confidò ai magistrati che Faccia da Mostro era presente quando cercarono di ammazzare il giudice Falcone all’Addaura nel 1989.

Anche qui Giovanni Aiello risponde con un secco: “Mai visto”.

Poi c’è la strana storia del poliziotto Nino Agostino che fu trucidato dalla mafia un mese dopo il fallito attentato a Falcone. Il padre di Nino ha sempre sostenuto che un poliziotto con il volto sfigurato e i capelli biondi cercava insistentemente il figlio pochi giorni prima che venisse ammazzato.

Per Faccia da Mostro, Palermo non è solo quel colpo di fucile in pieno viso, ma anche un’altra profonda cicatrice sul fianco destro, segno evidente di una coltellata.

Appare quasi nostalgico quando racconta a Repubblica di quando entrò in Polizia: “Pensavo di essere stato scartato, invece una mattina mi portarono in una caserma fuori Roma e mi accorsi che io, con il mio metro e 83 di altezza, ero il più basso, molto tempo dopo ho saputo che tutti noi, 320 giovanissimi poliziotti ben piantati, eravamo stati selezionati come forza di supporto – non so dove – per il golpe del generale Giovanni De Lorenzo”.

Oggi su Faccia di Mostro indagano, su indicazione dell’antimafia, quattro procure in Italia.
Per le bombe del 1992 e la trattativa Stato-Mafia sia quella di Palermo e che quella di Caltanissetta.

Le procure di Reggio Calabria e Catania per i suoi contatti con ambienti mafiosi.

Faccia da Mostro è certamente un uomo del mistero e i dubbi intorno ai suoi anni palermitani sono ancora tanti.

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