HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
NewsDelitto dell’Eur: parla l’agente che ha sparato a Federico Leonelli

Delitto dell’Eur: parla l’agente che ha sparato a Federico Leonelli

di

Roma: “Ho sparato a Federico Leonelli per salvare un pompiere”, queste le parole dell’agente che ha sparato

leonelli killer

Federico Leonelli il Killer che ha brutalmente  ucciso e decapitato la colf ucraina Oksana Martseniuk , è stato ucciso da un agente in servizio che, a suo dire, avrebbe sparato per salvare un pompiere.

L’agente spiegando la sua versione, dichiara che sparare sarebbe stato necessario perché un vigile del fuoco era vicino allo sportello dell’auto e Leonelli, per entrare, aveva estratto il coltello.  Il pompiere, era rimasto incastrato tra lo sportello aperto e il muretto della villa, sotto la minaccia di Leonelli. Per questo motivo l’agente sarebbe stato costretto a sparare. 

I risultato dell’autopsia fatta sul corpo di Leonelli dimostrano che il proiettile è stato sparato a distanza ravvicinata, dall’alto verso il basso.

Michela Allegri e Valentina Errante riportano sul Messaggero:

“La pallottola mortale è entrato dalla clavicola, ha trapassato il polmone e poi ha raggiunto il cuore, con una traiettoria dall’alto verso il basso uccidendo Leonelli. Una circostanza che confermerebbe il fatto l’uomo, come risultava già da alcune testimonianze, fosse seduto in auto e pronto alla fuga e non costituisse pericolo per nessuno. Il secondo proiettile, sparato da un altro agente, lo ha colpito alla spalla. Dall’autopsia emerge anche che chi ha fatto fuoco si trovava a una distanza massima di cinque metri. Quindi molto vicino. Ci vorranno, invece, almeno 15 giorni per capire se il killer avesse assunto psicofarmaci o sostanze stupefacenti prima del delitto”.

La sorella di Leonelli racconta alla procura che il fratello soffriva di una patologia psichica , ed era dipendente da uno specifico farmaco il Provigil. Leonelli  abusava di questo farmaco, lo aveva confessato al medico curante, che gli aveva sospeso la cura, ma lui continuava a comprarlo su internet e a farne un eccessivo uso.

Più volte la sorella ha chiesto aiuto a delle strutture specifiche per chi soffriva di disturbi psichici ,ma si è sempre sentita rispondere che solo nel caso il fratello fosse stato pericoloso avrebbero potuto ricoverarlo e dargli le adeguate cure, ma hai medici non sembrava così grave. La sorella  ha raccontato che il fratello alternava momenti di lucidità a deliri, come l’idea di fare parte della Cia e quella di combattere per la causa sionista. Si era presentato all’ambasciata israeliana sostenendo di essere il nuovo messia ed era stato interdetto per cinque anni dall’ingresso in Israele.

Al momento non è ancora stato detto iol nome e cognome dell’agente e a quanto sembra non è stato iscritto nel registro degli indagati.

 

 

 

Lascia un commento

Back to Top