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Garlasco: una condanna mite per un omicidio con troppi dubbi

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Garlasco stralcio sentenza: “Alberto Stasi agì con dolo d’impeto, senza alcuna programmazione preventiva. La sua condotta va inquadrata come risposta immediata o quasi immediata ad uno stimolo esterno. L’omicidio avvenuto con un rapido susseguirsi di colpi di martello al capo della vittima avvenne all’interno di un rapporto di intimità scatenante un’emotività”

GarlascoGarlasco, questo ha scritto la Corte di Cassazione poche settimane fa, mettendo fine ad uno dei processi più intricati degli ultimi anni.
Un enigma che sembrava di facile risoluzione ma che invece ha percorso in lungo e in largo la tortuose vie del processo indiziario e della ricerca di prove scientifiche che però, alla fine, non hanno supportato nessuna delle numerose tesi difensive e accuatorie.

La Cassazione ha comunque confermato la sentenza del 17 dicembre 2014 che, ribaltando quelle assolutorie di primo e secondo grado ha condannato Alberto Stasi a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, il cosidetto delitto di Garlasco.

La Procura Generale infatti, nel secondo processo d’appello aveva accolto i numerosi appunti mossi dalla prima sentenza di Cassazione rimandando indietro il nastro dei primi due processi, verificando alcuni punti che poi si sono rivelati fondamentali per una condanna seppur ai più apparsa troppo lieve per un delitto così efferato.

Ed allora ecco che la camminata di Stasi dentro la villa del delitto di Garlasco nel fuggire dopo la scoperta del cadavere di Chiara è stata ritenuta incredibile e anomala. Alberto, si è sentenziato, è impossibile che uscendo dalla casa non si sia sporcato le scarpe. Secondo i Giudici aveva un altro paio di scarpe quella mattina, ha ucciso Chiara poi è tornato a casa con la famosa bici nera, gettando i vestiti (e le scarpe), per poi andare dai Carabinieri inventando la storia del ritrovamento.

L’omicidio di Garlasco quindi passerà alla storia per il paradosso di avere un imputato colpevole di NON aver lasciato tracce sul luogo del delitto. L’assenza di prove è di per se la prova.
Alberto in effetti ha raccontato una storia che non sta in piedi. Non può esser entrato nella casa, non può quindi aver visto Chiara morta. Quindi per la Suprema Corte non ha raccontato la verità.

Ma ora, rileggendo le motivazioni, ripercorrendo a ritroso questa orribile vicenda che inizia una calda giornata d’agosto del 2007, molte domande rimangono senza risposta. A cominciare dalla prima, dalla più roboante per logica e al tempo stesso per l’illogicità dell’azione e cioè: che necessità aveva Alberto dopo aver ucciso Chiara alle 09:30 del mattino di inventare una storia come quella che ha raccontato?

In effetti, poteva benissimo rimanere a casa, chiamare i Carabinieri da lì e dire candidamente che la sua fidanzata non rispondeva al telefono. Sarebbe stato di una logica disarmante: l’aveva uccisa,  non era un suo “problema” svelare la sua morte.

Quindi, è stato condannato perché non può esser stato lui a ritrovarla. Però può esser stato lui ad ucciderla.
Sentenza definitiva, 16 anni, Alberto ha colpito con una forza e una rabbia che nessuno gli ha mai visto ne prima ne dopo quella mattina.

Eppure qualche lato oscuro in questa ricostruzione c’è:

GarlascoPer prima cosa la bicicletta: ne viene descritta una di colore nero, da donna, appoggiata al muretto di cinta della villetta della famiglia Poggi in via Pascoli, c’è la testimone, la vicina di casa e lei è certa, addirittura ne riconosce le molle sotto la sella cromate.
Un dettaglio incredibile si potrebbe obiettare. Ma poi ci si chiede perché Alberto avrebbe dovuto prendere una bici che non usava abitualmente? Perché lasciarla fuori e non portarla dentro il giardino della villa? Le tracce del DNA di Chiara infatti sono sui pedali di quella da uomo di colore bordeaux, non di quella nera. E se quella fosse la bicicletta dell’assassino ma non di Alberto?
E se la testimone sbagliasse giorno o confondesse i ricordi per l’emozione?

Poi c’è la questione del sistema d’allarme della villa di Garlasco: non è stato approfondita una cosa che appare invece molto importante: le perizie effettuate su quel sistema anti intrusione ci dicono che esso è stato inserito e disinserito tre volte la sera precedente alla morte di Chiara.
Attivazioni e disattivazioni effettuati in tempi piuttosto brevi, intorno alle 22:00.
Potrebbe dimostrare che qualcun altro che non è mai entrato nell’inchiesta sia uscito e rientrato in quella notte e che quindi Chiara non fosse sola quella sera, uscito Alberto, come si è sempre detto?

GarlascoAltra questione mai chiarita è quella riferita ai tempi di azione dell’omicidio, a dirla tutta la più intricata e confusa di tutta la ricostruzione dell’accusa. Secondo quanto ormai assodato anche dalla Cassazione, Alberto parte con la bicicletta da casa sua la mattina intorno alle 09:00, pedala per la statale e per il centro di Garlasco senza esser visto da nessuno, arriva a casa di Chiara, entra, la colpisce un numero imprecisato di volte, in una lotta terribile che parte dal salone e corre per vari locali della casa finendo in fondo alla scala che porta al garage, quindi sporco sicuramente di sangue esce risale in bicicletta e ripercorre la strada a ritroso passando (perché obbligato dalla toponomastica della cittadina) ancora una volta per il centro, ancora una volta senza esser visto da nessuno.
Quindi, arrivato sporco di sangue in casa, riesce con grande abilità a non lasciare nessuna traccia del sangue di Chiara di cui è imbrattato.
Quindi si cambia, si lava e accende il PC alle 09:35 per guardare per tre ore foto e video pornografici. Una azione convulsa la sua, velocissima, che dura non più di 20 minuti, tempi obiettivamente molto ristretti e che è del tutto priva di senso logico oltreché sfacciatamente fortunata.

Quello che lascia perplessi a tutt’oggi, anche dopo aver dato ascolto a decine psicologi ed esperti che hanno analizzato e detto la loro sul comportamento di Stasi sono i tre punti focali della sua condanna:  quella chiamata al 118, la freddezza della sua voce atona, l’incredibile zig-zag per evitare le macchie di sangue che lui racconta e quel pallore descritto da Alberto sul volto di Chiara che è impossibile lui abbia visto.
Il paradosso sta nel fatto che il racconto di Alberto è privo di indizi oggettivi del suo passaggio e che la condanna se l’è in un certo qual modo costruita da solo, cucendosi addosso un vestito perfetto.

Possibile che questo ragazzo così colto, metodico e con il vizietto del porno sia così maldestro da sbagliare ogni azione successiva all’omicidio, anche quella più elementare?

Per appofondimenti leggi anche
https://it.wikipedia.org/wiki/Delitto_di_Garlasco

1 commento

  • ruggero rastelli:

    Ragionamento che non fa una grinza !!! E ripeto per l’ ennesima volta : ALBERTO E’ INNOCENTE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Non c’ è la benchè minima prova che sia lui l’ assassino !
    Una domanda a questo punto si impone : PERCHE’ I CARABINIERI SI SONO GETTATI SUBITO SULL’ UNICA RICOSTRUZIONE FRANCAMENTE IMPOSSIBILE ????
    E PERCHE’ NON SONO ANDATI PIU’ A FONDO NEL CERCHIO DELLE AMICIZIE E DELLA PARANTELA DELLA POVERA CHIARA POGGI ???
    NON VOGLIO FARE ACCUSE AVVENTATE E SENZA RISCONTRI, MA ALTRE PISTE AVREBBERO POTUTO E DOVUTO ESSERE SEGUITE ………….
    GLI INQUIRENTI SI SONO ACCONTENTA DELLA SPIEGAZIONE APPARENTEMENTE PIU’ LOGICA, MA SENZA TROVARE LA BENCHE’ MINIMA PROVA VALIDA …………..
    GLI INQUIRENTI SI SONO COSTRUITI DA SOLI IL LORO BEL CASTELLO DI CARTE PER ACCUSARE QUELLO CHE POTEVA SEMBRARE IL ” COLPEVOLE PERFETTO ” !!! LA CLASSICA LITE FRA FIDANZATI, FINITA INEVITABILMENTE (COME E’ ORMAI USO PER I ” FEMMINICIDI “) CON LA POVERA RAGAZZA BRUTALMENTE UCCISA DAL MASCHIO FEROCE ASSASSINO …………….
    MA ALBERTO STASI E’ INNOCENTE !!!!!!!!
    E SE NE STA CHIUSO NELLA CELLA DEL CARCERE DI BOLLATE PER NON SI SA QUANTI ANNI !!!
    COMPLIMENTI, SIGNORI GIUDICI : AVETE CONDANNATO UN INNOCENTE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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