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Gaspare Spatuzza: “L’obiettivo in via Palestro erano i monumenti, non le vite umane”

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Gaspare SpatuzzaDurante l’udienza a Milano del processo sulla strage di via Palestro avvenuta nel 1993 in cui è imputato Marcello Tutino, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza è stato ascoltato dal carcere dal pm Storari grazie ad un collegamento video

Gaspare Spatuzza, ex affiliato alla famiglia del quartiere Brancaccio di Palermo, ha dichiarato: “Abbiamo fatto cose terribili. Per me accusare Tutino è doloroso, ma è un onore essere qui a testimoniare, anche per giustizia nei confronti dei familiari delle vittime.”

Un tuffo indietro di ventun’anni, precisamente a quel 27 luglio 1993, quando un’auto parcheggiata nella zona del Padiglione d’arte contemporanea in via Palestro a Milano esplode togliendo la vita a cinque innocenti persone che Spatuzza ha definito incidenti di percorso: “L’obiettivo in via Palestro e in via dei Georgofili erano i monumenti, non le vite umane. Quello che avvenne erano conseguenze non cercate”.

Marcello Tutino, presunto basista dell’operazione milanese scelto proprio perchè conosceva bene la città di Milano, quella sera della strage avrebbe rubato di persona la Fiat Uno che poi avrebbe imbottito di esplosivo e non solo: “E’ venuto lui a prenderci in stazione – ha raccontato più volte SpatuzzaInsieme siamo andati a rubare la Fiat Uno. Ci ha portati in piazza Duomo per ritirare l’esplosivo. Ha seguito la fase esecutiva della strage.”

Quella di via Palestro è una lunga storia che è stata collegata ad altri attentati avvenuti poco dopo in via dei Georgofili a Firenze e alla Basilica di San Giovanni in Laterano e alla Chiesa di San Giorgio a Velabro a Roma. Una tragedia compiuta da Cosa Nostra che però ha avuto negli anni fin troppi interrogativi.

Durante il collegamento Gaspare Spatuzza, rapinatore e poi sicario soprannominato “u Tignusu”, ha poi ammesso le sue colpe: “Sono responsabile di una quarantina di omicidi, chiedo perdono alla città, alle vittime e ai loro familiari”.

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