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Genitori uccisi dal figlio e dall’amico: parla il padre del giovane complice

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E’ stato un omicidio brutale quello avvenuto nelle ultime ore nel Ferrarese. Le vittime sono i coniugi Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, uccisi dal figlio e dall’amico, entrambi minorenni. A parlare è il padre di Manuel, complice di Riccardo Vincelli

Riccardo e Manuel erano amici del cuore, ma entrambi avevano sogni diversi: uno desiderava poter avere per sè almeno 1000 euro, mentre l’altro avrebbe voluto liberarsi dalla madre che proprio non sopportava.

Mille euro, è questa la cifra che Riccardo ha promesso all’amico in cambio di una cosa assolutamente terrificante: uccidere i propri genitori. Eppure Manuel, poco più grande di Riccardo, ha accettato senza esitazione.

A parlare a Lastampa.it di quanto accaduto è stato il padre del giovane complice: “Quanti soldi, esattamente, io non lo so dire. Ma hanno sequestrato quel portafoglio a casa mia, l’ho visto con i miei occhi, era zeppo di contanti. Mio figlio è un debole. Non si lusinga la gente così. Con la ricchezza. Il suo amico l’ha convinto con quella somma di denaro. È per quello che l’ha fatto”.

“Per me ti devi impegnare per avere qualcosa, solo così la ottieni. Quando mio figlio si è fatto bocciare la seconda volta per il patentino, io gli ho detto di arrangiarsi. Che si tenesse la bici, perché bisogna imparare a faticare. Avevo già speso 600 euro, mi sembrava abbastanza. Ma quell’altro, il suo amico, stava bene e pretendeva sempre di più. Aveva lo scooter, il telefono da 700 euro, i vestiti tutti firmati. Detestava la madre perché lo sgridava duramente, cercava di mettergli un freno. Avevano litigato molto, nell’ultimo periodo. Lo sapevo anche io, ma chi poteva immaginare una cosa simile?“.

Chi si sarebbe aspettato da due ragazzini tutta questa crudeltà e freddezza? Nessuno. Il padre di Manuel ricorda la notte in cui il figlio e l’amico hanno ucciso i coniugi Vincelli con un’ascia, precisamente con 3 colpi all’uomo e 6 colpi alla donna: “Erano andati a dormire a casa di R. Io e mia moglie li vediamo tornare alle sei del mattino. Sono insieme sullo scooter. Mio figlio era pallidissimo. Mi ha detto che si sentiva poco bene. Hanno dormito qui in questa stanza, dove hanno poi trovato il portafoglio. Si sono svegliati alle 10,30 del mattino. R sembrava tranquillissimo, davvero. Hanno giocato insieme. Per pranzo gli ho fatto un piatto di pasta in bianco. Chiacchiere normali. Verso le 13,30 R. ha salutato per andare a casa di suo zio. È stato un po’ più tardi, verso le quattro del pomeriggio, che mio figlio è venuto a darmi la notizia. Mi ha detto di averla letta su Facebook. I genitori di R erano stati uccisi. Piangeva, gli ho detto che era nostro dovere andare subito davanti alla casa della famiglia Vincelli per dire ai carabinieri tutto quello che poteva essere utile”.

Al secondo interrogatorio Manuel ha confessato tutto: “Ero con mio figlio, gli ho chiesto se c’entrasse qualcosa. Ma lui continuava a negare. L’ho visto entrare nella caserma di Comacchio verso le 5 del mattino. Alle 9 è uscito fuori, mi è venuto incontro, mi ha guardato e ha detto: “Perdonami, papà”. Gli ho tirato uno schiaffo, sono scoppiato in lacrime. Più tardi, i carabinieri hanno sequestrato quel portafoglio. È stato mio figlio a portarli al canale, i vestiti sporchi di sangue erano dentro il mio borsone da calcio rosso. Mi ha sconvolto. Significa che l’aveva portato da casa quella sera, vuol dire che ci avevano pensato a quello che stavano per fare”.

“Ora ho paura che si ammazzi continua l’uomo – È un ragazzo buono, ma è un debole. Secondo me erano sconvolti da qualche sostanza. Erano drogati. In carcere era disperato. Mi ha chiesto un pacchetto di sigarette. Gli ho detto che io e sua mamma gli staremo sempre vicini, anche se quello che ha fatto è troppo grande, troppo…”.

La voglia di poter diventare “ricco” come il suo amico, che aveva scooter, smartphone di ultima generazione e vestiti firmati, avrebbe portato Manuel ad impugnare quell’ascia e a fare fuori due persone. Riccardo invece, che era infastidito dalla continua richiesta di dover portare a casa buoni voti, avrebbe aspettato nella sua camera che tutto andasse a buon fine. Entrambi i ragazzi sono accusati di omicidio premeditato aggravato.

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