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NewsGiallo di Marcheno: l’operaio Giuseppe Ghirardini è stato ucciso, lo dicono i giudici

Giallo di Marcheno: l’operaio Giuseppe Ghirardini è stato ucciso, lo dicono i giudici

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I giudici hanno chiesto una nuova perizia per Giuseppe Ghirardini, l’operaio delle fonderie Bozzoli morto qualche giorno dopo la scomparsa del titolare.

Giallo n. 47

Giallo n. 47

Le sorelle di Giuseppe Ghirardini sono sempre più agguerrite. Ora che i giudici hanno deciso di eseguire una nuova perizia sono convinte che “alla fine sarà dimostrato che nostro fratello è stato drogato e poi ammazzato”. Sono queste le ultime dichiarazioni delle due donne rilasciate al settimanale Giallo. Ricordiamo che Giuseppe Ghirardini era uno degli operai delle fonderie di Mario Bozzoli e Marcheno, l’imprenditore è scomparso l’8 ottobre del 2015. Quella sera Ghirardini era di turno e probabilmente era un testimone scomodo, che è stato eliminato.

I magistrati che indagano sul caso hanno chiesto una nuova perizia su alcuni reperti che sarebbero stati trovati nei pressi del cadavere di Giuseppe Ghirardini, custoditi presso i laboratori del Ris. L’operaio è stato costretto ad ingerire la capsula di cianuro che ha causato la sua morte? È questa la domanda a cui si cerca di dare una risposta anche se il perito incaricato dalle sorelle di Beppe, così come lo chiamavano tutti, ha già dettato una nuova pista per le indagini. Uno dei valori riscontrati nel sangue di Ghirardini era troppo alto, riconducibile all’assunzione di GHB, ovvero la droga dello stupro. Questa sostanza nota per inibire le vittime si dissolve entro quattro ore e le tracce che rimangono nel corpo sono residue. Il fascicolo di inchiesta sulla morte di Giuseppe Ghirardini riguarda l’istigazione al suicidio ma, alla luce delle nuove rivelazioni di Giallo, ben presto potrebbero cambiare le carte in tavola.

Mario Bozzoli era molto amato dai suoi operai, per l’omicidio sono indagati i due nipoti e gli operai. Prima di lasciare l’azienda alcuni di loro hanno scritto dei messaggi sugli armadietti che lasciano intendere che la verità è da cercare proprio lì dentro. Leggete cosa hanno scritto: «Mario, titolare!!! Padrone al 50%, per sempre vivo nel cuore di chi lo ama. Non cade nel forno come un pirla se non lo buttano dentro». La fonderia oggi è chiusa, presto sarà affidata a nuovi imprenditori. Intanto la professoressa Cristina Cattaneo sta ancora analizzando i sacchi con le scorie dei forni, alla ricerca di tracce biologiche che possano ricondurre a Mario Bozzoli.

La scomparsa dell’imprenditore e la morte dell’operaio sono legate da un invisibile filo rosso. Risolvendo un caso si potrebbe far luce sull’altro e viceversa. Beppe era molto legato al titolare, e nutriva nei suoi confronti stima e riconoscenza. Forse è stato ucciso proprio perché aveva intenzione di raccontare tutto ai carabinieri, era atteso in caserma per la sua testimonianza.

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