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Cold CaseGiorgio Sessa, l’ispettore dei supermercati ucciso nel 1994 mentre era con l’amante

Giorgio Sessa, l’ispettore dei supermercati ucciso nel 1994 mentre era con l’amante

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Giorgio Sessa aveva 47 anni, lavorava per la catena di supermercati GS. È stato ucciso il 25 ottobre 1994 mentre era appartato in macchina con la giovane amante, lei si è salvata perché ha finto di essere morta.

fascioli_cold caseGiorgio e Clara erano fermi in macchina, nei pressi del Lago di Comabbio che dista circa 20 km da Varese. Lui 47 anni, lei 29 si erano conosciuti perché entrambi lavoravano per la catena di supermercati GS. Ad un certo punto Clara Sabbadin si blocca perché vede un’ombra apparsa dal buio della notte, poi i colpi di pistola, uno infrange il parabrezza e la sfiora. Erano gli anni in cui il mostro di Firenze seminava il panico, e lei credendo che fosse proprio lui rimane immobile, fingendo di essere morta. L’ombra nera però si accanisce contro Giorgio Sessa e lo finisce con 4 colpi di pistola. Clara è muta, resta ferma per un tempo infinito per paura che l’assassino torni. Poi esce fuori e corre verso la strada, la prima macchina che incontra la ignora e bussa ad una casa.

L’obiettivo del killer non era la giovane Clara, l’auto su cui erano apparteneva ai supermercati, lei si trovava al posto di guida. Quando si è accorto dell’errore ha mirato Sessa. Era il 25 ottobre 1994, l’omicidio si è consumato poco dopo le ore 22. Il racconto di questo cold case tutto italiano è riportato sul settimanale GrandHotel, cercando sui motori di ricerca quasi non c’è traccia di questa storia di cronaca nera. Giorgio Sessa, ispettore dei supermercati GS era sposato con due figlie adolescenti, Clara Sabbadin invece aveva appena terminato un corso per diventare vicedirettore, era fidanzata da 11 anni. In un primo momento si ipotizza che l’assassino possa essere un maniaco ma anche una moglie o un fidanzato traditi. La pista del delitto passionale sembra quella più concreta. Gli inquirenti tengono sotto controllo Marzia Sessa e Vittorio Leva, cercano gli alibi e interrogano Clara perché è passato troppo tempo tra l’aggressione e la richiesta di aiuto. Vengono sottoposti alla prova dello stub, la vedova Sessa ne esce pulita, ma è positivo per i fidanzati, raggiunti da un avviso di garanzia. Dall’università di Pavia però arriva una perizia secondo cui le tracce di polvere da sparo si trovavano sulle mani di Clara perché vi era entrata in contatto, mentre Vittorio lavorava con i computer. Dall’autopsia arrivano le prime conferme sulla versione della Sabbadin e si scopre che l’arma da cui è partito il colpo era una 38 special, il revolver della polizia americana. Non è mai stato trovato.

Marzia Sessa dice che non è vero che il marito Giorgio aveva una doppia vita e ne difende la memoria. L’ipotesi del delitto passionale viene messa da parte e si indaga sul lavoro e sugli hobby. Giorgio Sessa era intransigente, forse aveva segnalato alcuni comportamenti non idonei causando richiami o licenziamenti. Oppure ha denunciato un sistema molto diffuso all’epoca nel circuito dei supermercati, ovvero quello delle “mazzette”. Vengono ascoltate molte persone tra cui il rappresentante di un salumificio. Non emerge nulla. Successivamente si segue la pista delle corse dei cavalli, un mondo frequentato da Giorgio Sessa e molto pericoloso. L’uomo aveva anche un cavallo, che poi aveva venduto proprio poco tempo prima dell’omicidio. Un caso? I magistrati però non capiscono come il killer sapeva che in quell’auto c’erano Clara e Giorgio, forse li ha seguiti. La giovane Sabbadin vive una doppia tragedia, oltre ad essere scampata alla morte, deve fare i conti con il fidanzato per quella scappatella con Sessa. Non erano amanti, si vedevano solo quando capitava. Viene lanciato anche un appello attraverso la trasmissione “Chi l’ha visto?” dalla vedova, ma nessuno si è mai fatto vivo.

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