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Amanda Arellano: stuprò le sue figlie, il giudice la chiama “vile puttana”

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E’ il settembre 2011: una giovane madre, Amanda Arellano di 29 anni, stupra le figlie di 6 e 8 anni insieme al compagno, Daniel Kelly Copeland, trentenne, e lo farà per i 5 mesi successivi non risparmiandole da altri maltrattamenti

AmandaArellanoTra i vari abusi subìti dalle bimbe, anche l’essere costrette a guardare i due adulti fare sesso e essere fotografate, usando come scusa “vi facciamo vedere cosa fanno i grandi!“.
Agosto 2014: in questo giorni a Macon, nello stato della Georgia, si è svolto il processo che ha visto come imputata la Arellano. La denuncia che ha portato i due pedofili  dietro alle sbarre è arrivata dal padre del partner della donna che, in seguito alle confidenze di Daniel, ha dato l’allarme. Copeland, dopo aver confessato nel 2013, ha avuto una condanna pari a 25 anni di carcere.
Durante una deposizione della madre degenere all’interno dell’aula del Bibb County Superior Court, la donna ha descritto scenari da incubo, nei quali ha raccontato come bloccava le sue figlie in modo che il fidanzato potesse stuprarle. Confessione che ha fatto scoppiare in lacrime e sconvolto i presenti.

Persino il giudice insulta la madre. Howard Simms, non appena la donna conclude la sua testimonianza raccapricciante, l’apostrofa dicendole “In questa veste di giudice non ho mai insultato nessuno ma lei è la più vile puttana che io abbia mai incontrato».

Il processo, che si sarebbe dovuto tenere settimana prossima, è stato anticipato in quanto la Arellano ha deciso di dichiararsi colpevole ed evitare che le figlie dovessero rivivere e raccontare il loro incubo. Il verdetto finale è stato di 30 anni più l’iscrizione nel registro dei sex offender, ovvero dei molestatori sessuali.

Durante la lettura della sentenza, l’imputata si è rivolta al giudice affermando “Mi dispiace, punirò me stessa più di quanto lo possa fare lei, signore“, il quale ha ribattuto prontamente “Per lei c’è sicuramente un posto speciale all’inferno“.
L’unica, drammatica, certezza è che nemmeno la pena più severa è in grado di  rimuovere dalla mente delle due bimbe le torture subìte.

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