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Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido a 15 anni: la città lo ricorda così

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Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, ex-mafioso, è stato ucciso a 15 anni nel 1996. La sua morte fu messa in atto per far tacere il padre, convincendolo a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci e sul delitto di Ignazio Salvo

Giuseppe Di Matteo venne rapito nel novembre del 1993, all’età di 14 anni, da un gruppo di mafiosi su ordine di Giovanni Brusca, all’epoca latitante e boss di San Giuseppe Jato. Secondo le dichiarazioni di Spatuzza, uno degli uomini che prese parte al rapimento, il ragazzino venne avvicinato da presunti poliziotti della DIA, che fecero credere al 14enne di poter finalmente rivedere il padre, che era sotto protezione e lontano dalla Sicilia.

Il rapimento aveva come obiettivo quello di far tacere il padre del piccolo. Purtroppo però, dopo una serie di spostamenti e di denunce partite dalla famiglia di Giuseppe Di Matteo affinchè potesserlo ritrovarlo, nell’estate del 1995 il ragazzino venne rinchiuso in un vano sotto il pavimento di un bunker costruito tra le campagne di San Giuseppe Jato.

Nell’11 gennaio 1996, dopo 25 mesi di prigionia, Giovanni Brusca, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ignazo Salvo, ordinò di far uccidere il ragazzino, il quale venne strangolato e sciolto nell’acido.

Per l’anniversario della sua uccisione, la città di San Giuseppe Jato ha voluto ricordare Giuseppe Di Matteo: “Questa data evoca una delle pagine peggiori della storia della nostra Isola – ha dichiarato Giovanni Pagano – La barbarie mafiosa si è accanita contro un bambino, sono più di cento i bambini vittime innocenti delle mafie e ricordare Giuseppe significa anche palesare l’infondatezza di assurdi teoremi su una mafia buona e attenta a non colpire bambini. La storia di Giuseppe Di Matteo va ricordata ogni giorno anche perché aiuta le nuove generazioni a conoscere i mali della nostra terra, e vanno in questa direzione il recupero e la piena fruizione del Giardino della memoria”.

“Ritengo una vittoria essere tornati a ricordare Giuseppe nel Giardino della Memoria a lui dedicato, sorto nel casolare dove è stato ucciso – ha ricordato il sindaco Leoluca Orlando – Ricordare Giuseppe Di Matteo ancora e sempre un dovere, perché vuol dire ricordare la realtà della barbarie mafiosa e ricordare un bambino che ha testimoniato l’amore per la vita. Quel terribile sacrificio è divenuto negli anni uno dei più importanti simboli della insanabile dicotomia fra cultura mafiosa e cultura della vita, a conferma della falsità di quanti vogliono attribuire ai mafiosi un “codice” un motivo in più perché quel sacrificio sia da sprone al nostro impegno quotidiano di cittadini e amministratori”.

Da: Wikipedia.it e Tp24.it

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