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Giuseppe Setola: “Sono colpevole dell’omicidio Noviello ma non mi pento”

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Giuseppe SetolaGiuseppe Setola, capo dell’ala stragista dei Casalesi, si è autoaccusato dell’omicidio di Domenico Noviello, il titolare dell’autoscuola da “Mimmo” di Castel Volturno ucciso il 16 maggio del 2008

Giuseppe Setola in collegamento dal carcere di Milano-opera è intervenuto suscitando notevole scalpore in una video-conferenza all’udienza del processo per il delitto di Noviello in corso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

“Sono colpevole dell’omicidio Noviello ma non mi pento”. Queste sono state le prime parole pronunciate da Setola, che attualmente è condannato a sette ergastoli definitivi per aver commesso ben 15 omicidi.

“A Massimo Alfiero diedi mandato omicidiario” ha continuato il killer che ha poi accusato anche gli imputati Luigi Tartarone e Metello di Bona.

Giuseppe Setola ha poi affermato: “Stavo facendo la scelta collaborativa ma sono tornato indietro altrimenti avrei dovuto accusare tutta Casal di Principe e mia figlia non sarebbe piu’ potuta andare a scuola a Casale.”

E ha infine dichiarato le sue colpe: “Ho ammazzato 46 persone, tra cui Mario Tavoletta, Diana Antonio e un siciliano per il cui delitto sono stato anche assolto”.

Sono in molti a ricordare Noviello, l’imprenditore che ebbe il coraggio di sfidare la camorra. Il figlio, Massimiliano Noviello, nel corso degli anni ha più volte ricordato il padre: “Voglio gridare forte il nome di Domenico Noviello, mio padre, affinché rimbombi e arrivi chiaro e deciso a tutti. Lo grido soprattutto per quelli che non vogliono sentire il suo nome e quelli per cui Domenico Noviello rappresentava un problema. Lui è tutti noi. E’ tutti quelli che non ci stanno. E’ tutti quelli che preferiscono morire piuttosto che piegarsi. Piuttosto che sottostare a sporchi ricatti. Quelli che rifiutano il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e della complicità”.

Dal 2010 a Castel Volturno è nata anche l’associazione Antiracket intitolata a Mimmo perchè “l’omicidio di Noviello da messaggio intimidatorio, si capovolge e diventa un messaggio di speranza.”

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