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Infermieri killer 2

“Gli angeli della morte ” – i nomi e le storie degli infermieri killer dagli anni ’90 a oggi

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“Gli angeli della morte “, anche se è doloroso ammetterlo, si aggirano nelle corsie degli ospedali del nostro Paese da sempre: “nemmeno in ospedale si può stare tranquilli” è la frase che serpeggia tra i ricoverati italiani, che dopo l’ultima notizia inerente all’infermiera arrestata a Piombino non sono più tanto fiduciosi nelle cure che gli vengono somministrate.

Infermieri killer 2Il caso dell’infermiera di Piombino  accusata di aver ucciso 13 pazienti è solo l’ultimo di una serie di macabri interventi letali messi in atto da  infermieri killer   ai danni di malati indifesi e ignari del fatto che  chi li doveva assistere e aiutare ha invece deciso di mettere fine alle loro vite.

Il primo caso scoperto è datato 1992; a dicembre di quell’anno venne arrestato Antonio Busnelli un infermiere dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano in servizio al reparto Rianimazione. Il 48enne “angelo della morte” uccideva le sue vittime con dosi massicce di Isoptin, un vasodilatatore; le indagini portarono alla luce anche un ulteriore macabro dettaglio: l’infermiere killer arrotondava lo stipendio  lavorando in nero per un’impresa di pompe funebri,  si occupava della preparazione delle salme.

Il secondo caso riguarda Alfonso De Martino, un infermiere professionale che lavorava nel reparto di Medicina generale dell’ospedale di Albano Laziale. Il 17 febbraio 1993, un collega di reparto vide De Martino mentre introduceva farmaci non prescritti dai medici nella flebo di un paziente; il poveretto dopo pochi minuti esalò l’ultimo respiro e l’infermiere dopo le indagini venne arrestato con l’accusa di omicidio plurimo volontario e condannato all’ergastolo nel 1995. Tra il 1990 e il 1993 De Martino uccise quattro persone con un mix letale di Citrosil un disinfettante in uso nel reparto e Pavulon, un potente anestetico. La cronaca lo battezzò “l’infermiere di Satana” perchè indossava sempre anelli e medaglioni con immagini del diavolo.

La lista prosegue con il nome di Angelo Stazzi, un infermiere in pensione che lavorava part-time in una casa di cura di Sant’Angelo Romano, nel 2009 venne accusato di sette omicidi in corsia; iniettava ai pazienti psicofarmaci e dosi letali di insulina. E’ stato condannato all’ergastolo di recente.

Nel 2004 entra nell’elenco degli infermieri killer una donna: Sonya Caleffi, infermiera professionale all’ospedale “Manzoni” di Lecco, sospettata di circa 18 omicidi dei quali solo 5 accertati. La Caleffi iniettava bolle d’aria ai pazienti, lei stessa fornì la spiegazione dei suoi insani interventi sui malati a lei affidati con queste parole:  “ho ucciso per il bisogno di sentirmi importante… io praticavo quegli interventi perché mi piaceva che tutti accorressero in tempo a salvare i pazienti”.  Il 3 marzo 2008 venne condannata in  primo grado a 20 anni di reclusione.

Il 16 marzo di quest’anno è il nome di Daniela Poggiali infermiera a Lugo, a riempire le pagine della cronaca per il suo intervento come “angelo della morte”; la Poggiali  ha ucciso un’anziana paziente l’8 aprile 2014 con una dose eccessiva di potassio. L’infermiera ha fatto a lungo parlare di sè sconvolgendo l’opinione pubblica a causa di un “selfie” scattato accanto al cadavere di un ricoverato, la Poggiali nella foto è sorridente e “scimmiotta” il defunto con smorfie e gesti irreverenti.  Alessandro Mancini, procuratore di Ravenna ha dichiarato che l’inchiesta su altri dieci decessi attribuibili a Daniela Poggiali per via di indizi precisi e ineluttabili verrà conclusa in estate.

L’ultimo caso, recentissimo è quello di Fausta Bonino, un’infermiera 55enne in servizio all’Ospedale civile di Piombino, è accusata di aver ucciso 13  pazienti tra il 2014 e il 2015 con dosi letali di eparina. Erano tutti stati ricoverati nell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione per patologie differenti, alcuni addirittura in via di guarigione, nessuno di loro era un malato terminale.

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