HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
NewsOmicidi in FamigliaHa ucciso il figlio, la moglie lo perdona: “Ora proviamo a ricominciare insieme”

Ha ucciso il figlio, la moglie lo perdona: “Ora proviamo a ricominciare insieme”

di

Silvestri e MaravalleEra la notte tra il 17 e il 18 luglio dello scorso anno quando Massimo Maravalle, 48 anni, ha ucciso il figlio adottivo di soli 5 anni soffocandolo nel sonno. Nello stesso modo l’uomo ha tentato di uccidere la moglie, Patrizia Silvestri, la quale ha però deciso di continuare la loro storia

Massimo Maravalle avrebbe ucciso il figlio adottivo perché in preda a delirio paranoide e persecutorio ed è per questo che è stato giudicato incapace di intendere e di volere. La moglie ha dunque deciso di non abbandonare l’uomo e di perdonare quell’orribile gesto: “L’ho perdonato, non era lui in quel momento. Ora proviamo a ricominciare insieme”.

Come riportato dal Corriere.it, l’uomo è non punibile per l’omicidio del figlio e dopo 14 mesi di permanenza in una casa di cura di Aversa è tornato in libertà vigilata. Il suo unico obbligo è quello di presentarsi due volte a settimana al Centro di Salute Mentale di Pescara per “relazionare in merito alla attualità e tipologia delle cure farmacologiche seguite”. Per lo psichiatra Renato Ariatti infatti l’uomo non è pericoloso per la società ma deve in ogni caso seguire le cure e assumere con regolarità i farmaci che gli sono stati prescritti.

Intanto Maravalle e la moglie sono tornati a vivere nella stessa casa in cui si è consumata la tragedia. Secondo quanto dichiarato da Silvestri, il figlio, Maxim, era un bambino dolcissimo. I due lo avevano adottato dalla Russia e nel 2012 lo avevano portato in Italia. Il piccolo aveva sperato di trovare due genitori amorevoli ma non sapeva che proprio il padre adottivo gli avrebbe tolto la vita a causa di un raptus: “Noi avevamo presentato alla Asl un certificato da cui si evincevano sia la patologia di mio marito sia la posologia dei farmaci che assumeva. Non è vero infatti che lui non si curava. Lavorava e stava bene, tutti possono testimoniare questo e anche il fatto che era pieno di attenzioni per me e Maxim. Nessuno ci ha mai messo davvero in guardia, nessuno, e la sospensione dei farmaci era stata concordata con lo specialista. Mio marito non si sarebbe mai sognato di interrompere le cure”.

“La perdita di Maxim – ha concluso Patrizia – è il dolore più grande che abbiamo. Massimo è ancora più affranto per non aver compreso che la malattia gli faceva vedere le cose in maniera completamente distorta”.

Lascia un commento

Back to Top