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Cold CaseCold Case: Antonella Di Veroli, chi l’ha uccisa?
antonella di veroli

Cold Case: Antonella Di Veroli, chi l’ha uccisa?

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Roma, quartiere Talenti. Siamo nella parte nord della città, in una zona residenziale. In via Dominico Oliva n. 8 abita una donna sola: si chiama Antonella Di Veroli. Perchè non risponde al telefono o ai messaggi che le vengono lasciati in segreteria?

antonella di veroliAntonella Di Veroli, 48 anni, di professione è una consulente del lavoro stimata ed apprezzata. E’ una donna metodica: ogni mattina esce di casa verso le 9, percorre i pochi km che la separano dal suo ufficio (una stanza all’interno della casa della madre in via delle Isole Pelagia). Lavora fino alle 19 di sera e poi torna a casa.

E’ il 10 aprile 1994, e quel giorno Antonella Di Veroli la vuole passare fuori città con un’amica. Rimane con lei tutto il giorno. Poi torna a casa, lascia la sua auto nel garage, sale le scale ed entra nel suo appartamento. Si prepara qualcosa da mangiare, poi si mette a telefonare: chiama diverse persone. Alle 23 fa l’ultima telefonata. Da questo momento inizia il mistero.

Il giorno dopo, l’11 aprile, la segretaria non la vede arrivare in ufficio, ma non si allarma: nel pomeriggio, però, la madre di Antonella inizia a preoccuparsi. La chiama a casa, ma risponde solo la segreteria telefonica. Una, due, tre volte. Poi anche gli altri cominciano a cercarla. Le lasciano dei messaggi sempre più preoccupati. Per tutto il giorno Antonella diventa irreperibile: un fatto inspiegabile per una donna metodica come lei.

Carla, la sorella, intorno alle 20 di sera si presenta insieme al marito a casa di Antonella: suona al citofono e non risponde nessuno. Allora suona alla vicina di casa per farsi aprire. Di lei Antonella si fida, e le ha datto addirittura il mazzo di chiavi del suo appartamento. I tre entrano: le luci erano accese, ma nell’appartamento sembra tutto normale.

L’impressione iniziale, avvertita da tutti, era stata quella di una persona uscita di casa di fretta. Dopo un paio d’ore, qualcun’altro va a cercare Antonella: alle 21.30 arriva Umberto Nardinocchi, il ragioniere nonchè suo socio di affari ed ex amante.

Quella sera si presenta a casa di Antonella insieme al figlio, ed ad un agente di polizia suo amico: Nardinocchi vuole vedere se a casa di Antonella è davvero tutto a posto. Lui quella casa la conosce molto bene: dopo la fine della loro storia hanno iniziato a frequentarsi. Una cosa risulta subito strana: Umberto Nardinoccoli chiede all’amico di controllare sotto il letto per “vedere se c’erano bossoli”. Ma perchè dovrebbero essercene? E, soprattutto, chi avrebbe dovuto sparare ad Antonella?

Quel particoalre verrà riferito dalla vicina di casa, Ninive Colombo. Ma dopo essere stato interrogato nega categoricamente di avere chiesto questa cosa all’amico poliziotto. Dopo qualche ora, l’uomo torna sotto la casa di Antonella e si attacca al suo citofono: suona più volte fino a quando Ninive Colombo si affaccoia alla finestra e gli chiede di smetterla. Antonella non è ancora tornata a casa.

Martedì 12 aprile: Antonella è sparita da 36 ore, e la madre chiama la redazione di Chi l’Ha Visto. Sempre quella mattina, Ninive Colombo riceve la telefonata di Umberto Nardinocchi. L’uomo, con voce ferma, le parla di un possibile rapimento. Ma perchè pensa a questo? E’ a conoscenza di alcuni segreti?

Anche questa volta, Umberto Nardinocchi negherà di aver detto questa cosa a Ninive Colombo. Verso le 5 del pomeriggio,  Umberto, Carla Di Veroli, suo marito Giuseppe e un’amica di Antonella (Sandra Campo) entrano nell’appartamento di Antonella sempre accompagnati da Ninive Colombo: è la terza volta che qualcuno entra a casa sua.

Carla Di Veroli avverte un odore strano in casa, ma non è l’unica a notare qualcosa di diverso: Ninive nota una borsa presente tra la poltroncina e l’armadio che il giorno dopo non c’era più. Sulla scarpiera poi era stato trovato un tubetto di stucco. E poi mancavano le chiavi degli armadi: una stranezza difficile da dimenticare. Umberto inizia ad aprire tutte le ante degli armadi. L’ultimo è chiuso con dello stucco.

Dopo averlo aperto, la macabra scoperta: Antonella era sepolta da tanti cuscini. Trovata in posizione fetale, aveva addosso un pigiama di cotone, e la testa era chiusa in un sacchetto di plastica. Secondo Carla il mastice la prima volta non c’era: Antonella aveva forse dato le chiavi di casa a qualcun’altro?

L’assassino le ha sparato due colpi in testa con un’arma piccola, che non verrà mai ritrovata. Per attutire il rumore  ha usato un cuscino. Ma non sono stati i due colpi ad ucciderla: Antonella muore soffocata da quel sacchetto di plastica che l’assasino le ha chiuso attorno al collo. Dall’autopsia risulta,poi, che Antonella ha preso del Rolpinol, un potente ipnotico. Ma in casa non viene trovata la confezione del medicinale.

Cos’è successo quella notte? Lei riservata e molto prudente non avrebbe mai aperto la porta ad uno sconosciuto. L’ipotesi è che Antonella conosceva bene il suo assassino. Forse, dopo averlo fatto entrare, i due hanno iniziato a parlare e poi a bere. E’ lì che gli ha versato l’ipnotico? Ha atteso che facesse effetto oppure hanno iniziato a litigare? Cosa è successo esattamente quella sera non lo sappiamo: Ninive Colombo, che si era addormentata davanti alla tv, quella notte si svegliò dopo aver sentito un colpo secco, e dei passi molto pesanti.

Ma di chi erano quei passi? Le indagini si dirigono subito sulla pista passionale: Umberto Nardinocchi e Vittorio Biffani erano stati gli amanti di Antonella. Entrambi sposati, ed entrambi avevano rapporti tesi con Antonella in quel periodo. Vengono sottoposti al test dello stab: entrambi risultano positivi. Ma chi è stato, allora, ad uccidere Antonella?

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