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Pillole NereIl caso Marta Russo: la studentessa uccisa da un “dio” alla finestra
marta russo

Il caso Marta Russo: la studentessa uccisa da un “dio” alla finestra

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Negli ultimi giorni le cronache hanno parlato di Giovanni Scattone, condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere per l’omicidio di Marta Russo. All’ex assistente universitario era stata assegnata una cattedra. Dopo molte polemiche ha rinunciato, però questa storia ha riacceso i riflettori sull’omicidio che continua ad avere tanti lati oscuri e mai risolti, nemmeno durante il processo.

marta russoNella facoltà di Giurisprudenza dell’università La Sapienza di Roma c’è una finestra a cui nessuno fa più caso, anche nel cortile si chiacchiera e si scherza e si passeggia ansiosamente in attesa degli esami. Eppure alzando lo sguardo in alto si nota subito quella vecchia serranda di legno con le doghe consumate dal tempo diventata famosa perché da lì è partito il colpo mortale che ha ucciso la giovane studentessa Marta Russo il 9 maggio del 1997. Il segreto è ancora lì, dietro la tenda ingrigita dal tempo e dal fumo e le matricole nemmeno sanno che nell’aula 6 dove si tengono i seminari Giovanni Scattone ha sparato quel colpo mortale.

Il percorso del processo è stato uno dei più controversi della storia giudiziaria, qualcosa che i futuri avvocati dovrebbero studiare se non altro per imparare che certi errori non si fanno quando c’è di mezzo la vita delle persone. Ma Marta Russo non era un obiettivo e il colpo è partito per sbaglio, perché la questione delle armi non interessa solo gli americani, ma anche qui in Italia si maneggiano con una certa facilità. Eppure quella calibro 22 non è mai stata ritrovata e alla storia del colpo accidentale non crede quasi nessuno. La pubblica accusa ha chiesto 18 anni per omicidio volontario. Scattone non era solo, insieme a lui c’era Salvatore Ferraro, considerato la vera mente criminale della coppia. Sedotti dal mito del Superuomo di Nietzsche decidono di sparare, per gioco, per sfregio e sono consapevoli che possono colpire qualcuno. In assensa del movente questa è l’unica tesi plausibile. La pessima inchiesta condotta dalla Procura di Roma manca di alcuni pezzi importanti e i testimoni vengono spinti a parlare con metodi discutibili. Le perizie lasciano aperti molti dubbi su un quarto colpo partito dal piano inferiore, e in particolare dal bagno di Statistica.

I giudici in fondo sono degli esseri umani e tra una condanna netta e un’assoluzione hanno scelto la via di mezzo, ovvero la tipica sentenza all’italiana. La famiglia di Marta Russo però, che non si è mai sentita risarcita dalla giustizia, continua a lanciare appelli a Scattone che si proclama innocente, e non può chiedere perdono per una cosa che non ha fatto. Negli ultimi giorni però il dibattito non ha riguardato la giustizia italiana, ma la riabilitazione di un omicida che un giorno ha giocato a fare “dio” dalla finestra.

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