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Delitti ItalianiElena Ceste ecco perchè il marito Michele Buoninconti resta in carcere

Elena Ceste ecco perchè il marito Michele Buoninconti resta in carcere

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Giovedì mattina, 29 gennaio, ad un anno esatto dalla morte di Elena Ceste, il marito Michele Boninconti è stato arrestato.

michele bonincontiDopo l’arrivo dei carabinieri, a prelevare Michele è arrivato il colonnello Federici: “i magistrati di Asti pensano che sia stato tu ad uccidere Elena. Debbo portarti in carcere”. Queste sono state le sue parole. Ora saranno i giudici a stabilire se Michele è colpevole o innocente.

Certo, lui  è un irreducibile: già al primo interrogatorio, al quale è stato sottoposto due giorni fa nel carcere di Asti, ha confermato tutte le sue tesi difensive. “State interrogando un innocente” –  pare abbia detto ad un certo punto ai giudici.

Lo stesso giornalista di Chi L’ha Visto ha ammesso di essersi sentito confuso e spaventato dopo l’arresto di Michele. L’uomo lo aveva accolto quasi un anno fa nella sua casa: subito dopo la scomparsa di Elena aveva aperto la sua porta al programma, raccontando la sua verità. Ed è lì che il giornalista ha visto il suo ruolo di padre, e di madre.

Sembra che Michele con i figli sia sempre stato ossessivo. Proprio come con Elena. Ma a modo suo era affettuoso. Dalle interviste emerge, ora, un quadro distorto.

Quel giorno di un anno fa, ad un certo punto, il giornalista di Chi l’Ha Visto ha chiesto alcuni primi piani di Michele per il suo servizio. E’ lì che Michele, camminando, ha voltato lo sguardo verso un punto ben preciso. Verso il rio Mersa. Quelle immagini, ora, fanno venire i brividi: si poteva fare qualcosa prima?

E’ stato il ritrovamento del corpo di Elena nel rio Mersa a dare una svolta alle indagini. Da lì sono emerse contraddizioni, paure, violenze psicologiche ed ossessioni di Michele. Stanca della vita con Michele, Elena aveva avuto delle amicizie (innocenti?)  su internet.

Qualche giorno prima della sua scomparsa, è lo stesso Michele a prendere il cellulare della moglie e a scoprire uno scambio di messaggini e telefonate giudicate inopportune.

A questo proposito, il giudice nell’ordinanza ha scritto: “la perdita di controllo della moglie,la preoccupazione che potesse emergere all’eserno un modello diverso da quello costruito, e lapresa do coscienza che con il suo tardimento Elena Ceste aveva messo in discussione tale modello, hanno innesctao uno stato di profondo risentimento nell’indagato”.

Il giudice, che si avvale del parere di psicologi e psichiatri, ritiene che Michele non abbia ucciso Elena per gelosia. Sostiene anzi che l’uomo non fosse affettivamente legato alla donna. E, a questo proposito, cita gli scambi di sms avvenuti tra Michele e una donna calabrese di nome Teresa.

La paura di Michele è che tutto possa precipitare e sgretolarsi: i soldi, la casa, l’onore della famiglia e l’orgoglio. Michele vede un’unica soluzione a questo pericolo: uccidere la moglie. Studia per mesi il delitto, ed ogni suo minimo dettaglio, e il 24 gennaio dello scorso anno lo realizza.

Alle 8.43 di quella maledetta mattina torna a casa dopo aver accompagnato i figli a scuola. Elena  si è appena fatta il bagno, ed è nuda. Michele la strangola sul letto matrimoniale (così è scritto sull’ordinanza di arresto). Poi carica il corpo in macchina e lo deposita nel fosso del rio Mersa.

Significativa , per gli inquirenti, è la testimonianza del dottor Gozzellino, medico curante della famiglia: Michele era andato da lui perchè aveva avvertito un doloroso fastidio muscolare.  Quel dolore era forse causato dallo sforzo fatto nel trascinare e trasportare il corpo di Elena? Gli inquirenti ne sono convinti, proprio come sono convinti che dopo il delitto, e l’occultamento del corpo, Michele metta subito in piedi il depistaggio correndo dai vicini, e supplicando il loro aiuto.

(Fonte Chi l’Ha Visto)

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