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Delitti ItalianiIl mostro di Balsorano: la storia di Michele Perruzza che ha ucciso Cristina Capoccitti

Il mostro di Balsorano: la storia di Michele Perruzza che ha ucciso Cristina Capoccitti

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Era agosto del 1990, una bambina di sette anni, Cristina Capoccitti, venne trovata uccisa a colpi di pietra in un boschetto. Il mostro di Balsorano che ha compiuto questo omicidio è Michele Perruzza, ma il test del Dna lo scagionò. La ricostruzione della vicenda.

cristina capoccittiIl 23 agosto del 1990, lo stesso anno della sparizione di Simonetta Cesaroni, a Balsorano si persero le tracce di una bambina di 7 anni. Cristina Capoccitti venne trovata seminuda dai genitori, tra i rovi di un boschetto qualche giorno dopo, il suo corpicino era stato preso a sassate. La storia è stata ricostruita da Silvana Giacobini sul settimanale Giallo per la rubrica Delitti Celebri. Come scrive la giornalista in quel posto “tutti si conoscevano” dunque per trovare l’assassino di Cristina “non si doveva andare a cercare lontano”.

Quella sera Cristina Capoccitti era uscita intorno alle otto senza dire niente ai genitori, doveva raggiungere gli amichetti nella piazzetta per giocare, tra loro c’era anche il cugino Mauro di 13 anni. In un primo momento il ragazzo si autoaccusò del delitto, poi ritrattò la sua confessione e disse che era stato il padre Michele Perruzza che lo aveva obbligato a mentire e che lo aveva visto mentre uccideva Cristina nella porcilaia. Nel 1990 il test del Dna non veniva svolto secondo le tecniche moderne, inoltre i cellulari erano un lusso. La testimonianza di Mauro risultò credibile.

Michele Perruzza continuava a sostenere a gran voce la sua innocenza ma venne giudicato colpevole nei tre gradi di giudizio e condannato all’ergastolo. Per gli abitanti di Balsorano lui era il mostro e sui muri apparirono delle strane scritte in cui si accusava anche la moglie di non aver detto la verità e di essere complice.

Dopo 9 anni Michele Perruzza tornò in tribunale per aver spinto il figlio ad accusarsi del delitto di Cristina Capoccitti ma ecco il colpo di scena. Nelle ore successive al delitto della bambina vennero trovati degli slip da uomo ma nessuno era mai riuscito a stabilire con certezza a chi appartenessero, dobbiamo ricordare che la piccola Cristina aveva le mutandine abbassate ma l’autopsia non accertò la violenza. Le nuove analisi del Dna dimostrarono che non erano di Michele Perruzza, per gli esperti erano del figlio Mauro. L’avvocato del mostro di Balsorano aveva iniziato a raccogliere delle prove contro il figlio, e spinse l’uomo a testimoniare contro di lui, Michele però si rifiutò.

Sono passati ben 26 anni dal delitto di Cristina Capoccitti, nel 2003 Michele Perruzza è morto d’infarto in carcere, mentre Mauro si è trasferito in Umbria.

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