HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Cold CaseIl “Mostro di Marsala”, il rapimento e l’orrendo omicidio di tre bambine

Il “Mostro di Marsala”, il rapimento e l’orrendo omicidio di tre bambine

di

InfanticidioCon “Il Mostro di Marsala” si vuole ricordare il fatto di cronaca nera che ha visto vittime tre bambine di Marsala. Ad essere condannato per il delitto delle piccole fu Michele Vinci, zio di una delle vittime

Quello del Mostro di Marsala è un caso che non è stato mai risolto del tutto, chiuso più volte per mancanza di prove. La vicenda risale al 21 ottobre del 1971, quando a Marsala si persero improvvisamente le tracce di tre bambine: Ninfa Marchese, 7 anni, la sorella Virginia, 5 anni, e la cugina Antonella Valenti, 9 anni. Le tre avevano accompagnato a scuola la sorellina di Antonella, ma sul tragitto che le avrebbe portate a casa successe qualcosa di tragico.

Le bimbe sparirono nel nulla e immediatamente dopo la denuncia di scomparsa iniziarono le ricerche per ritrovarle. Alcuni testimoni raccontarono di aver visto le bambine in compagnia di un giovane uomo, il quale si allontanò dalla scuola con una Fiat 500 blu. Uno dei testimoni, Hans Hoffmann, raccontò inoltre di aver visto proprio in una Fiat 500 blu delle bambine che, sbattendo le mani contro il vetro, sembrava stessero chiedendo aiuto. Poco dopo il conducente di quella auto, Giuseppe Li Mandri, si presentò dai carabinieri raccontando che dietro non erano le bimbe rapite, ma il figlio che si lamentava. Quest’ultimo raccontò che si stava dirigendo in ospedale per trovare un parente, ma la moglie, chiamata a confermare quanto raccontato dall’uomo, negò di essere a conoscenza di un parente in ospedale. Le indagini su Li Mandri vennero però bloccate a causa della sua morte avvenuta durante un’operazione di lavoro.

Nel frattempo, il 26 ottobre venne trovato in una scuola abbandonata il corpo parzialmente carbonizzato di Antonella Valenti, morta per soffocamento. Dall’autopsia emerse che la bimba aveva subito sevizie e che era stata nutrita fino a poche ore prima dell’omicidio. Gli inquirenti trovarono sul luogo del ritrovamento un rotolo di nastro adesivo, utilizzato per soffocare la piccola, scoprendo che a Marsala soltanto un’azienda utilizzava quel particolare nastro da imballaggio.

Le indagini proseguirono così come gli interrogatori. Ad essere interrogato fu anche Michele Vinci, zio di Antonella Valenti. Il suo sembrò essere un’alibi abbastanza forte, ma dalle numerose testimonianze, i sospetti caddero su di lui: proprietario di una Fiat 500 blu e fattorino presso l’unica cartotecnica in cui era possibile trovare il nastro adesivo che uccise Antonella.

Soltanto dopo lunghi interrogatori, Vinci confessò di aver rapito le bambine e di averlo fatto per appartarsi con loro, soprattutto con la nipote Antonella. Fu proprio quest’ultimo ad indicare il luogo in cui gettò, forse ancora vive, le sorelline Marchese, trovate in una cava profonda circa 20 metri. Anche lì gli esperti trovarono tracce di nastro adesivo, lo stesso utilizzato per imbavagliare Antonella. Attaccati al nastro vennero inoltre trovati dei capelli biondi, appartenenti ad una donna tutt’oggi misteriosa e che non si esclude possa essere stata la complice del Mostro di Marsala.

Con il tempo Michele Vinci venne arrestato e interrogato più volte. Nei suoi racconti continuarono ad esserci imprecisioni e ricordi sbiaditi. L’uomo arrivò ad accusare Franco Nania, confessando che gli ordinò di rapire Antonella. Quest’ultimo venne arrestato per concorso in sequestro e triplice omicidio, per essere poi prosciolto per mancanza di elementi.

Nel 1974 Vinci fece il nome di un secondo uomo, che lo aveva avvicinato prima del folle gesto: Nicola De Vita, zio delle sorelle Marchese, al quale, stando alle dichiarazioni di Vinci, sarebbero state consegnate le bambine rapite. Poco dopo per mancanza di prove, vennero prosciolte anche le accuse verso De Vita.

La sentenza definitiva arrivò il 10 luglio del 1975. Nonostante i dubbi e la partecipazione ai delitti di un presunto complice ancora ignoto, Michele Vinci venne condannato all’ergastolo, condanna diventata poi soltanto di 28 anni di reclusione.

Lascia un commento

Back to Top