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Il naufragio del Giglio: Schettino si sente solo, ed abbandonato

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Il 13 gennaio 2012, la Costa Concordia urtò alcuni scogli posti vicino all’Isola del Giglio. Oggi, l’ex comandante Schettino parla di come è cambiata la sua vita, e di come lo abbiano messo al “rogo mediatico”.

Comandante-Francesco-Schettino-Già, l’intervista apparsa sul Corriere dell Sera evidenzia come l’ex comandante (a suo dire) sia stato plagiato dall’ex avvocato, raggirato dal figlio di quest’ultimo, e messo alla gogna da varie trasmissioni tv. In tutto ciò emerge anche un’altra realtà: la colpa di tutto appartiene sempre a qualcun altro.

Schettino, però, non ci sta, e risponde a questa provocazione: “Chi l’ha mai detto? Io volevo soltanto che fossero distribuite le quote di responsabilità su quanto accaduto quella notte. Dal processo nessuno ci ha capito niente”. 

Sulla questione “Isola dei Famosi”, invece, c’è da fare un passo indietro: la proposta altro non era che uno scherzo delle Iene (nota trasmissione tv). Complice il figlio del suo ex avvocato Domenico Pepe. A detta di Schettino, il giovane era sempre in aula in quanto il padre voleva fargli fare esperienza.

Ma emerge che è stato lui, più volte, a chiedere a Schettino di partecipare all’Isola dei Famosi. La risposta del comandante, però, sarebbe sempre stata negativa: “Volevo capire il perché di tanta insistenza. Un giorno mi chiama il figlio, e mi dice che sono disposti a pagare due milioni di euro. Gli ribattei che rigettavo tutto a priori. Avevo intenzione di esibire pubblicamente il mio diniego, e quindi che si facesse fare una proposta scritta, così finalmente l’avrei esibita e stracciata.”

Francesco Schettino, allora comandante della Costa Crociere, non ci sta più ad essere il primo accusato d’Italia: ha intenzione di prendersi le sue responsabilità, ma è convinto di non essere l’unico.

E per quanto riguarda la richiesta di perdono alle famiglie delle 32 persone che quella notte persero la vita, Schettino risponde: “Li ho tenuti fuori dallo schifo. Ho voluto parlare il giorno della sentenza per rendere omaggio a quelle povere persone. L’ho deciso perché i magistrati avevano detto in aula che non mi ero cosparso il capo di cenere. Il solo fatto che non sono riuscito a leggere fino in fondo quel che avevo scritto le può far capire quello che provo.”

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