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Inchiesta Mala Sanitas – le intercettazioni shoc dei medici: “le abbiamo sfondato la…”

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Quello che avveniva in gran segreto nel reparto di ostetricia e ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria è una lunga serie di fatti vergognosi che scrivono una pagina nera nella storia della Sanità italiana e che disonorano la professione medica, con grande disappunto di tutti i medici che lavorano con coscienza, professionalità e umanità in Italia e non solo.

Puro orrore, che era il “leitmotiv” quotidiano ( per usare un eufemismo)  in quel luogo che avrebbe dovuto assicurare assistenza e cure mediche competenti a tante donne cadute vittime di un manipolo di macellai; dettagli orripilanti che sono emersi dalle indagini su quell’ospedale e su medici e operatori sanitari che lavoravano nei reparti di neonatologia, ginecologia e anestesia; gente che non aveva nessuna coscienza nel trattare, manipolare e invalidare la vita di donne ignare di cosa gli veniva fatto.

Tutti i responsabili sono stati arrestati e alcuni sono stati sospesi dalla professione; ma lo sconcerto  il dolore, e l’indigniazione non hanno fine, alimentati anche da nuove rivelazioni e dai nuovi orribili particolari che vengono a galla, via via che i dettagli dell’inchiesta sono resi  pubblici; come ad esempio alcuni stralci delle intercettazioni che hanno permesso di scoprire i loschi traffici nel reparto per coprire errori e incompetenze oltre i limiti della decenza e dell’etica.

Intercettazioni dal contenuto  raccapricciante, che mettono a nudo la personalità scellerata dei medici coinvolti; primo fra tutti il primario  Alessandro Tripodi, oggi agli arresti domiciliari; il medico durante le conversazioni con altri medici del reparto se la rideva e scherniva crudelmente le pazienti vittime di operazioni chirurgiche malriuscite, di manovre che potevano causare anche la morte, di aborti non richiesti e  di gravi mutilazioni frutto di errori madornali e di un’incompetenza medica oltre ogni immaginazione, che ha provocato il decesso di alcuni neonati in sala parto, e ne ha lasciato altri invalidi, rovinati per tutta la vita.

Un nutrito gruppo di criminali travestiti da medici che si spalleggiavano e che si coprivano a vicenda in una sorta di “congrega” dell’orrore, dove la vita delle pazienti contava meno di zero; nomi che dovranno essere tenuti a mente a lungo e che sono la vergogna dell’ordine dei medici: agli  arresti domiciliari oltre a Tripodi  c’è l’ex primario Pasquale Vadalà e i ginecologi Daniela Manuzio e Filippo Saccà. Inoltre sono stati interdetti dall’esercizio della professione medica i ginecologi Salvatore Timpano, Francesca Stiriti, Antonella Musella, gli anestesisti Luigi Grasso e Annibale Maria Musitano, il responsabile dell’ambulatorio di neonatologia Maria Concetta Maio e l’ostetrica Pina Grazia Gangemi. Nel registro degli indagati sono stati invece scritti i nomi dei medici ginecologi Massimo Sorace, Roberto Rosario Pennisi, l’ostetrica Giovanna Tamiro e Antonia Stilo.

Il Procuratore Cafiero de Raho ha spiegato ”le gravissime vicende di questa inchiesta sono riassumibili col decesso di neonati, di malformazioni gravissime procurate per colpa e imperizia a puerpere e nascituri, di donne raggirate per abortire senza consenso. Come nel caso di una partoriente, alla quale insieme al bambino i sanitari di turno estraggono anche il collo uterino, mutilandola orrendamente. O il caso di una donna che affetta da una forma di patologia della gravidanza, nonostante volesse tenere il bambino d’accordo col marito, per un malore viene ricoverata alla diciassettesima settimana di gravidanza nel reparto dove lavora anche il fratello, il quale, d’accordo con il primario facente funzioni Alessandro Tripodi, le somministra a sua insaputa un farmaco per stimolare le contrazioni uterine e indurre l’aborto.

Il Procuratore ha poi aggiunto: “oggi di tutto questo non avremmo saputo nulla, non si sarebbe mai colta la gravità dei fatti. Qui non si è trattato solo di errori, ma di una sistematica opera di falsificazione per impedire l’attività di ricerca delle fonti di prova. E’ proprio una pagina nera della sanità del nostro Paese“.

Anche il  procuratore aggiunto Gaetano Paci ha rilasciato una dichiarazione: …o  come il caso del neonato prematuro che una dottoressa non riesce ad intubare, inserendo la sonda nel canale digerente anziché nelle vie respiratorie, provocando danni cerebrali indelebili al piccolo, adesso di cinque anni, raccontando alla madre che sarebbe stato fatto il miracolo riuscendo a salvare almeno lei“. Ascoltando le conversazioni di Tripodi  è emerso un quadro gravissimo: cartelle manipolate, volontà coartate, falsificazioni tese a dimostrare alle pazienti ed ai loro familiari che tutto era stato fatto secondo le regole e che solo il destino aveva voluto diversamente. Questa città è sottoposta ad ulteriore e profonda sofferenza persino dove la poca cura per la vita umana e sociale prevale fino a fare impallidire ogni valore e tutto diventa buio. E anche chi voleva denunciare veniva indotto con atteggiamenti che rasentano l’atteggiamento mafioso a rinunciare. Il diritto alla salute inserito nella Costituzione veniva umiliato e sottoposto a coercizione e in tanti si ritraevano per paura“.

Mentre il comandante provinciale della Guardia di finanza col. Alessandro Barbera ha illustrato la situazione che è stata scoperta nei reparti citati: “cartelle cliniche lasciate dentro locali semi abbandonati e senza descrizione di quanto avveniva nel reparto e nella sala operatoria, con il personale più impegnato allo scaricabile che a garantire la sicurezza e il diritto alla salute“.

Qui di seguito pubblichiamo alcuni stralci delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche dei medici indagati effettuate  dalle forze dell’ordine su delega della magistratura: 

Alessandro Tripodi racconta ridendo di essere scappato dall’ospedale con una scusa, quando al primario Vadalà è morto un neonato; conversazione di Tripoldi con la moglie:

TRIPODI: “ehi… eh niente, gli è morto un bambino quà…a Vadalà e alla Manuzio …omissis… ho chiuso il cellulare apposta, cretina, perché sennò mi chiamava in continuazione Vadalà eh…omissis.. e infatti me ne sono andato subito (detto in dialetto siciliano: ma fuia subutu)

In un’altra intercettazione si può ascoltare il tono con cui il medico parla, cioè con spregio delle sofferenze della paziente. Tripodi è al telefono con Daniela Manuzio, anch’essa agli arresti:

TRIPODI: minchia non sai che è successo, stanotte l’ira di Dio;
MANUZIO: eh? e di chi?;
TRIPODI: allora, quella lì, eh, di Timpano, che gli ha sfondato la vagina;
MANUZIO: eh?
TRIPODI: eh, allora, lo sai, ha la vescica aperta; (seguono risate)
MANUZIO: eh;
TRIPODI: allora dal drenaggio esce urina .. te la ricordi a [Omissis]? Era oro…..mi ha chiamato Pina Gangemi…dottore vedete se potete venire che qua c’è l’ira di Dio (ancora risate) che oggi……….2 litri di urina dal drenaggio (risata)…..in pratica…sono andato…. la vescica era aperta….l’hanno suturata in triplice stato…..”

Altra vergognosa telefonata durante la quale Tripodi racconta alla collega Francesca Stiriti di come alcuni colleghi, durante un intervento per un carcinoma dell’endometrio, si siano ritrovati “con l’utero in mano”.

TRIPODI: ma, si sono messi l’altro giorno a fare un’isterectomia
STIRITI: come come?
TRIPODI: si sono messi l’altro giorno a fare un’isterectomia per via vaginale, per un carcinoma dell’endometrio
STIRITI: eh
TRIPODI: e gli è rimasto l’utero nelle mani (risata)
STIRITI: gli è restato l’utero nelle mani?
TRIPODI: Allora! stava morendo la paziente, scioccata!

Ogni altro commento è superfluo. 

Fonti: ildispaccio.it ( Claudio Cordova)
fanpage.it
strettoweb.com

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