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NewsGisella Orrù: gli ultimi aggiornamenti sul mistero della sua morte

Gisella Orrù: gli ultimi aggiornamenti sul mistero della sua morte

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Siamo in Sardegna, è il 7 luglio 1989: il corpo senza vita di una ragazza di soli 16 anni viene ritrovato nel pozzo nella campagna di Carbonia. Non è caduta. Qualcuno l’ha uccisa e poi l’ha gettata lì dentro.

gisella orrùSi chiama Gisella Orrù: è bella, di una bellezza che incanta. E’ una ragazzina allegra, ironica, con tanta voglia di vivere.  Come tante ragazze della sua età, Gisella ha un diario: ci sono le foto dei suoi cantanti preferiti, ritagli di giornale, e versi di poesie.

Gisella è una ragazza pulita. Semplice. Come ha potuto fare una fine così orribile? Il suo vicino di casa, Salvatore Pirosu, racconta che la ragazza, insieme ad altre tre persone (Licurgo Floris, Giampaolo Pintus e Gianna Pau) avrebbe raggiunto un boschetto e avrebbe consumato un rapporto a tre.

E’ allora che Gisella sarebbe stata uccisa. Poi sarebbe stata portata in aperta campagna, e gettata in un pozzo. Salvatore Pirosu confessa il suo coinvolgimento nella storia della ragazzina, ma agli inquirenti dice che non è stato lui ad ucciderla. Bensì uno dei due uomini con cui Gisella avrebbe avuto un rapporto quella notte.

Salvatore fa un nome: Licurgo Floris. Per il magistrato che segue le indagini, le dichiarazioni di Pirosu sono “menzognere, illogiche e contraddittorie. Insomma, infondate.” E infatti Gianna Pau, e Giampaolo Floris (che hanno un alibi per quella sera, e che non conoscono Gisella) vengono scagionati.

Il processo si svolge solo a carico di Pirosu, e di Floris, accusato di essere l’esecutore materiale del delitto. Nel corso del processo di primo grado, la versione di Pirosu non trova riscontri, tanto che Floris viene assolto, e  Pirosu condannato per l’omicidio. Ma nel corso della sentenza di appello, questa viene ribaltata a sorpresa.

E Pirosu e Floris vengono condannati entrambi. Il giorno dopo la condanna, Floris si sfoga con un giornalista: l’uomo viene condannato a 30 anni. Al suo accusatore vengono dati 24 anni. Ma Floris non ci sta: si sente vittima di una macchinazione.

Ma perchè Floris lancia accuse così pesanti verso Pirosu? E se fosse veramente innocente? Licurgo è convinto che quella versione dei fatti sia stata suggerita addirittura dagli stessi carabinieri di Carbonia. I primi 16 anni di carcere, Licurgo li passa in diverse zone. Poi ottiene la semi libertà.

La mattina va a lavorare in un’impresa edile, e la notte torna in carcere. Ma la situazione non dura troppo a lungo: dopo 4 mesi, la ditta fallisce, e Licurgo perde il lavoro. L’uomo viene quindi trasferito lontano dalla famiglia, in Toscana. Questo per Floris è troppo: prende una corda di un sacco della lavanderia del carcere, e il 22 ottobre  2007 si impicca.

Qualche mese dopo avviene un fatto inquietante: Salvatore Pirosu, che ha già  scontato la sua pena, ed è un uomo libero, improvvisamente scompare. Si tratta di un allontanamento volontario? Oppure è stato fatto sparire? E la sua scomparsa è collegata al suicidio di Floris?

A Pirosu la vita in carcere non faceva paura: si parla, quindi, di una ricompensa, ottenuta grazie al suo silenzio. L’eventuale riscossione del “premio” avrebbe solo aiutato l’uomo a risolvere i suoi debiti. Il padre di Gisella non ha mai creduto alla versione di Salvatore: sua figlia non sarebbe mai salita in macchina con Floris, o con chiunque altro.

A mettere in dubbio la versione di Pirosu ci sono anche i risultati dell’autopsia: nello stomaco della ragazza sarebbero stati rinvenuti resti di cibi. E Pirosu non avrebbe mai parlato di cibo. E poi c’è la causa della morte: Salvatore parla di bastonate, ma l’autopsia stabilisce che non è quello che l’ha uccisa.

La vera arma del  delitto non è mai stata ritrovata: si trattava di un oggetto molto sottile ed appuntito. E allora, cos’è successo quella sera? Pirosu è forse servito per  agganciare Gisella, e portarla da qualche parte? Gli unici indagati sono sempre stati i tre balordi tirati in ballo dall’uomo.

Ci sono poi vari elementi che non tornano durante le indagini: dove sono finiti i vestiti di Gisella? La ragazza, in fondo, è stata ritrovata nuda nel pozzo, e i suoi abiti non sono mai stati trovati. A casa di Pirosu, invece, sono stati rinvenuti ferri per fare la calza, e brandelli di tessuto bruciati nel camino. Perchè gli inquirenti non li hanno mai presi in considerazione?

A dare una svolta alle indagini sono state alcune telefonate anonime. Una di queste venne registrata dai carabinieri, ma il nastro sparì poco dopo.

E poi ci sono numerose morti misteriose. Erano tutte ragazzine. Una di loro, però, ha il coraggio di inviare una lettera anonima all’Unione Sarda, un quotidiano locale. La lettera viene fatta valutare da un perito calligrafo che spiega come sia stata redatta da un’adolescente.

Al suo interno, la ragazzina spiegava come anche lei fosse caduta nelle mani di gente senza scrupoli che la voleva far prostituire. Proprio come con Gisella. Lo scenario che fa da sfondo alla morte di Gisella è inquietante: la ragazza è stata  attirata in una casa elegante per una cena di gala, e poi costretta ad un rapporto.

La ragzza è morta per difendere la sua onestà? Di quello che dice Pirosu sono attendibili solo l’inizio (quando l’ha convinta  a salire in macchina), e la fine (l’occultamento del cadavere). Il padre di Gisella non ha mai creduto alla sua versione. L’unico, forse, a sapere tutto è Pirosu…peccato che sia scomparso!

(Fonte Chi l’Ha Visto)

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