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DossierLa morte di Ilaria Alpi, e il test Jelle: ho fatto arrestare un innocente

La morte di Ilaria Alpi, e il test Jelle: ho fatto arrestare un innocente

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Ahmed Ali Rage, meglio noto come Jelle fa dietro front: nel processo per la morte di Ilaria Alpi ha indicato un innocente. Ecco perchè.

ilaria-alpiEra il 20 marzo 1994, quando la giornalista del TG3 Ilaria Alpi venne brutalmente uccisa a Mogadiscio insieme al suo operatore Miran Hrovatin. Già, brutale e misteriosa: dalla sua morte le carte vennero secretate, e il mistero si è fatto sempre più sporco di sangue.

All’epoca dei fatti, ci fu un’unica testimonianza, resa proprio da Ahmed Ali Rage: Jelle, in sostanza, aveva indicato solo durante l’interrogatorio un nome. Si trattava di Hashi Omar Hassan, un miliziano somalo. Jelle indicò quel nome, e poi lasciò l’Italia: non venne nemmeno ascoltato durante il processo.

Ora, il supertestimone è assolutamente introvabile per l’Italia, ma non per le telecamere della trasmissione Chi l’Ha Visto: davanti ad un suo giornalista, infatti, Jelle ha detto la sua nuova verità.

“L’uomo in carcere è innocente. Io non ho visto chi ha sparato, non ero là. Mi hanno chiesto di indicare un somalo”. Una frase ben precisa che fa sottindere che dietro quell’arresto, in realtà, ci sia molto di più. Il somalo Hassan venne fatto arrivare in Italia nel 1998 per testimoniare sulle presunte violenze dei militari italiani ai danni della popolazione somala. Subito dopo, senza nessun preavviso al suo avvocato, venne arrestato.

Hassan è stato assolto in primo grado, e in appello venne stato condannato all’ergastolo (la sua pena venne diminuita a 26 anni il 27 giugno 2002 nel processo d’appello bis). La sentenza, infine, è diventata definitiva in Cassazione e Hassan è rinchiuso nel carcere di Padova.

I genitori di Ilaria Alpi non hanno mai creduto alla colpevolezza di Hassan: essi hanno sempre dichiarato che la figlia aveva scoperto un traffico illegale di armi e rifiuti tossici, e per questo era stata uccisa. Tesi, questa, confermata anche dal Sisde solo pochi mesi dopo la morte di Ilaria Alpi: dalle carte desecretate, infatti, emerge che erano stati resi noti 4 possibili mandanti.

Si trattava del  colonnello Mohamed Sheikh Osman (trafficante d’armi del clan Murasade), Said Omar Mugne (amministratore della Somalfish), Mohamed Ali Abukar e Mohmaed Samatar. Tuttavia, è emerso anche un altro nome: nel 1996 il Sisde aveva individuato un’altra pista che portava direttamente al signore della guerra Aidid, utilizzatore finale del traffico d’armi.

Il mistero sulla morte di Ilaria Alpi, quindi, non è ancora stato chiarito.

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