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NewsLa morte di Willi Branchi: un muro di omertà copre il nome dell’assassino?

La morte di Willi Branchi: un muro di omertà copre il nome dell’assassino?

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Siamo sulla strada che porta a Busco Mesola, a 30 km da Ferrara. E’ il 2 febbraio, sono circa le 4 di notte e fa molto freddo. Ma l’uomo al volante ha caldo per il sangue che gli ribolle dentro. Al suo fianco c’è una pistola, una beretta calibro 9 con 15 colpi nel caricatore.

willi branchiQuell’uomo si chiama Valeriano Forzati, ma tutti lo conoscono come il Colonnello, Tango o Lupo. Forzati è un violento, e quella notte si sta dirigendo al Laguna Blu, un locale notturno della zona. Ma in quello stesso locale c’è stato solo 2 ore prima.

Già, ci era entrato ubriaco ed aveva finito per molestare due ragazze. A quel punto il titolare, Franco Massimo (un ex puglie che non si fa certo intimidire) lo ha buttato fuori in maloo modo, urlandogli di non volere l’assassino di Willi nel suo locale. E’ per vendicarsi di quell’affronto che ci sta tornando.

Ma perchè Forzati è così arrabbiato? Forse per l’affronto subito oppure per essere stato etichettato come assassino di Willi? Già, ma chi è Willi?

Il suo vero nome è Vilfrido Branchi: è un ragazzo buono, ma un po’ ingenuo che nonostante il suo metro e 85 crede ancora alle favole. Tutti nel suo paese gli vogliono bene. Willi va in giro sempre in bicicletta: cerca qualche lavoro da fare, e nel frattempo da una mano nei campi ai suoi genitori.

Willi, per Valeriano, è diventato quasi un ossessione da quando è stato ritrovato cadavere lungo le sponde del Po con la testa fracassata e completamente nudo. Nei paesi vicini gira la voce che ad ucciderlo sia stato proprio lui, Valeriano Forzati.

Gli inquirenti hanno scoperto che la sera prima di essere ucciso, Willi era entrato nella pizzeria del paese proprio quando c’era Forzati in compagnia di altre persone, e si era seduto al loro tavolo. Quella sera, Valeriano aveva bevuto un po’ troppo. Verso l’una di notte erano usciti dalla pizzeria, e si erano salutati.

Forzati e Willi si erano incamminati verso la via principale del paese. Alcuni testimoni ricordano di averli visti davanti al Bar dell’Angolo. Per gli inquirenti quella è l’unica certezza: Forzati è l’ultima persona che vede Willi, e per questo viene indagato.

Ma Valeriano è un habituè del carcere: tra rapine, risse e altro ancora. Si dice, anche, che partecipò alla famosa rapina al caveau dell’aeroporto di Venezia che fruttò 170 kg di oro.

Ai carabinieri dichiara la sua totale estraneità dei fatti. Lui, una volta raggiunti il Bar dell’Angolo, aveva chiamato sua moglie in una cabina telefonica per farsi venire a prendere, ed era andato via lasciando da solo Willi.

Alle 4.30  di notte, Forzati irrompe al Laguna Blu con la pistola in pugno: finisce il titolare che lo aveva accusato di essere il killer di Willi. Poi finisce anche il fratello e la sua giovane moglie. Quindi punta una pistola sul cameriere che lo implora di lasciarlo vivere, e Forzati si impietosisce.

L’uomo, però, non ha ancora finito, e si porta via un ostaggio: si tratta di un agricoltore della zona che voleva passare una serata diversa dal solito. La sua aiuto verrà ritrovata la mattina successiva ad 80 km di distanza. Al suo interno c’è l’agricoltore cadavere. Dino Govoni è stato la quarta vittima della strage del Laguna Blu.

Da quel momento si scatena una caccia all’uomo senza precedenti: Valeriano Forzati riesce, però, a sfuggire alla cattura. Ciò che  emerge, nel frattempo, è che Willi è stato uccisao con un’arma insolita, chiamata “ammazzamaiali”.

Per Willi è stata una morte terribile. Ma cosa ha fatto di così orribile per meritare una fine così atroce? Ed è Valeriano Forzati l’assassino? Per gli inquirenti si. Possibile, però, che Willy nella sua ingenuità abbia sfidato Forzati?

Gli inquirenti contestano a Forzati diverse cose: prima di tutto,la tuta blu scuro che indossava quella notte non era stata ritrovata. POi che la sua auto sarebbe stata lavata accuratamente il giorno dopo. E poi, Forzati  poteva reperire facilmente una pistola come quella che ha ucciso Willi, dato che possedeva i maiali.

L’arma, però, non è mai stata trovata. Alcuni anni dopo, stanco della sua latitanza in Argentina, decide di consegnarsi in quel paese: viene quindi condannato all’ergastolo in contumacia per la strage al Laguna Blu. Mentre per l’omicidio di Willi viene prosciolto: per il giudice non è colpevole.

Forzati morirà in un agguato in carcere in Argentina nel 1993. Pochi giorni prima, infatti, aveva massacrato a bastonate una guardia.

Con la morte di Valeriano Forzati il mistero di Willi sembra destinato a restare insoluto.Eppure, il fratello della vittima non si è mai arreso, e ora vuole la verità. Il 29 settembre 1988 veniva assassinato Willi Branchi. Lo scorso anno, nel 2014, con una lettera al Resto del Carlino, Luca chiede un aiuto per trovare gli assasssini di suo fratello.

All’appello risponde l’avvocato Luca Bianchi che si offre di occuparsi del caso, avvalendosi anche di un investigatore privato: i primi riscontri portano ad una pista insolita, quella omosessuale. La vera svolta arriva lo scorso ottobre, quando l’ex parroco di Goro dopo 26 anni dall’omicidio decide di parlare.

L’agguato a Willi sarebbe avvenuto a poche decine di metri dal Bar dell’Angolo, ed è lì che il giovane avrebbe urlato. Sarebbe quindi stato caricato e portato via. L’autopsia ha accertato che non ha subito nessun tipo di violenza sesssuale.

C’è un altro mistero: nel 2012 sparisce anche Luigi Turolla.  L’uomo conosceva Willi, e frequentava lo stesso giro di amicizie. E’ possibile che la loro scomparsa sia unita da un legame sottile? Si dice, a Goro, che in molti sappiano la verità, e forse è arrivato il momento di rompere quel muro di omertà per dare finalmente un volto e un nome all’assassino, o agli assassini, di Willi Branchi.

(Fonte Chi l’Ha Visto?)

 

 

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