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DossierLa storia di Nicola Calipari

La storia di Nicola Calipari

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Baghdad 4 marzo 2005. Muore Nicola Calipari, l’agente segreto ucciso dal fuoco amico dei soldati americani è un caso ancora aperto

Nicola CalipariA Reggio Calabria, nel profondo sud d’italia, il 23 giugno del 1953 nasce Nicola Calipari. Ben presto si appassiona dell’ambiente dei servizi sergreti dove conosce Rosa che lavora presso il CESI. Si sposano e hanno due figli, Silvia e Filippo. Vince nel 1979 il concorso in Poliza e la sua prima destinazione è la squadra mobile di Genova. Nicola Calipari è un agente molto preparato e i suoi superiori lo notano cosi nel 1982 lo assegnano alla Questura di Cosenza. Sono anni quelli in cui la Mafia fa sentire sul collo degli inquirenti tutta la sua ferocia, e cosi nel 1988 Nicola Calipari è al centro del mirino delle cosche calabresi. l pericolo di morte è talmente serio che viene trasferito con tutta la sua famiglia in Australia. Dopo un anno da esiliato, rientra in Italia e diventa dirigente della Squadra Mobile della Questura di Roma.

La carriera prosegue brillantemente, prendendo incarichi sempre di maggior valore come direttore di una sezione della Criminalpol e nel 1999 come responsbile dell’Ufficio Stranieri. Le sue attività cosi precise e meticolose attirano le attenzioni del SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) e del Presidente del Consiglio che lo chiama nel 2002 per destinarlo alle operazioni di massima riservatezza nei teatri di guerra.
La guerra in Iraq è lo scenario dove Nicola Calipari viene inviato, il 13 giugno del 2003 terminano le azioni militari e cosi le nazioni unite iniziano le attività per la ricostruzione. L’Italia invia immediatamente un contingente di appoggio insieme con una squadra del SISMI coordinata appunto da Nicola Calipari.

Le attività di Inteligence del SISMI informano immediatamente Roma che in Iraq il rischio di rapimento di occidentali è altissimo, ma questo non basta.
Infatti il 13 aprile vengono rapiti 4 italiani che fanno parte di un copro di vigilanza privata, il rapimento avviene sulla strada che porta ad Amman.
E’ questa una pagina tragica dell’Italia, il giorno successivo al rapimento, uno dei 4 italiani, Fabrizio Quattrocchi viene ammazzato. Le attività dl SISMI si intensificano e l’8 giugno, grazie ad un bliz, gli altri 3 italiani vengono liberati. Le notizie sulla liberazione sono contrastanti e molti sostengono che gli italiani furono rilasciati dietro il pagamento di un cospicuo riscatto.

Il Sismi ha sempre smentito questa notizia.

baldoni01GNonostante ciò, i rapimento non si fermano. E’ il 20 agosto del 2004, quando il giornalista Enzo Baldoni viene rapito mentre percorre con un auto l’autostrada che porta da Bagdad a Najaf. Il Sismi come nel caso precedente si attiva, ma purtroppo non parte neanche una trattativa che i rapitori sei giorni dopo ammazzano Enzo Baldoni.

Il clima è tesissimo e Nicola Calipari e la sua squadra faticano ad intrecciare quei rapporti sul territorio per anticipare le mosse dei ribelli iracheni.
Simonetta Torretta e Simona Pari, due operatrici umanitarie dell’associazione “Un ponte per..” vengono rapite il 7 settembre. Si pensa al peggio, ma il Sismi anticipa tutti, iniziando una trattativa estenuante che terrà tutti gli italiani con il fiato sospeso. Il 28 settembre vengono liberate.
Questo felice epilogo della vicenda delle due operatrici è un successo enorme per la squadra di Nicola Calipari, che dimostra come siano riusciti a penetrare nella fitta rete irachena fatta di tantissimi capi tribù. In Italia, ovviamente, il nome di Nicola Calipari non appare, va salvaguardata la sua sicurezza e la sua copertura in Iraq.

Finalmente in Iraq sembra che il peggio sia passato cosi il 30 gennaio del 2005 vengono indette le prime elezioni libere del dopo Saddam Hussein. Giuliana Sgrena èuna giornalista del Manifesto ed un inviata “di guerra”.

giuliana-sgrenaIl suo giornale decide di mandarla a Bagdad per segire da vicino le elezioni. Passano pochi giorni e il 4 febbraio Giuliana Sgrena viene rapita all’uscità dell’università.

Passano poche ore e un organizzazione che di firma della Jihad Islamica manda un comunicato attraverso internet. E’ un ultimatum, se entro 72 ore l’Italia non ritirerà le truppe, Giuliana Sgrena verrà ammazzata.
La squadra di Nicola Calipari si mobilita immediatamente nell’ombra per stabilire un contatto con i rapitori. In Italia la tensione è altissima e con il passare dei giorni i timori per la sorte della giornalista aumentano, cosi come i disperati appelli dei familiari e degli amici di Giuliana Sgrena.
La trattativa questa volta è molto piu complicata, è lunga, estenuante e spesso sembra che sia impossibile, come quando viene inviato un video dove Giuliana Sgren disperata chiede aiuto al marito, all’Italia.

La svolta è del 4 marzo. Nicola Calipari, in prima persona, prende in consegna l’ostaggio e le sue prime parole sono “Sono Nicola, sono Nicola non temere sono amico di Gabriele e di Pier, adesso sei libera”.
E’ un momento di grandissima soddisfazione, in Italia la notizia arriva come un fulmine e tutti attendono il rientro in Italia della giornalista.
Sono le 18.30 quando la squadra del Sismi con Nicola Calipari si avvia verso l’aereporto per imbarcarsi per l’Italia.

Quella sera a Baghdad è previsto lo spostamento dell’ambasciatore John Negroponte che deve recarsi a cena a Camp Victory. Normalmente questi spostamenti di autorità avvengono in elicottero, ma quella sera il tempo non consente di utilizzare aeremobili. Cosi lo stato maggiore predispone un percorso su strada che prevede di istituire diversi posti di blocchi sulla Route Irish. Il compito dei Block Point è quello di non far transitare nessun veicolo sulla strada.
Il convoglio di auto con l’ambasciatore passa indisturbato e controllato dalle forze armate USA, ma i Block Point non vengono rimossi subito.
Nicola Calipari e Giuliana Sgrena sono su una Toyota Corolla e proseguono la loro corsa verso l’aereoporto. Per raggiungerlo devo immettersi proprio nella Route Irish e passano sulla rampa della Route Vernon dove vi è uno dei Blocchi americano.
lozanoMentre si avvicinano al blocco, una raffica di mitra colpisce dapprima l’auto, poi altri colpi diretti all’interno della macchina. Nicola Calipari muore e Giuliana Sgrena è ferita. Il cosidetto “fuoco amico” ha appena ammazzato uno dei nostri migliori agenti.

Il clamore della notizia fa il giro del mondo e anche negli Stati Uniti le critiche all’operato dei marines è feroce tanto che si istituisce una commissione di inchiesta. L’inchiesta americana interroga i militari in servizio che dichiarono che la Toyota viaggiave a fortissima velocità e che è stata ripetutamente avvertita del blocco. Questa ricostruzione però non è completamente differente rispetto alle parole di Giuliana Sgrena e dell’autista dell’auto.
Quando in zone di guerre si istituisce un checkpoint la normativa internazione è ben chiara. Vanno infatti apposti degli elementi indispensabili per l’individuazione del blocco, come la segnalatica in lingua locale e inglese che deve essere posta ad almeno 200-400m dal blocco, bisogna poi mettere dei coni riflettenti in modo da restringere la carreggiata. Il blocco americano BP 541 era stato però allestito senza nessuna segnalatica e senza nessuna possibilità da parte del conducente di accorgersi che in quel tratto era stato istituito uno stop.

Anche la posizione del blocco è molto strana, si tratta di una rampa in salita a ridosso di una curva. E’ chiaro che la mancanza delle norme di sicurezza ha fatto si che la macchina non si accorgesse del blocco. Un altro punto importante riguarda le cosidette regole di ingaggio. La normativa prevede che il mitragliere deve avere nella mano sinistra un faro abbagliante che deve essere puntato all’altezza del parabrezza dell’auto sospetta. Cosi l’altro militare deve puntare un raggio laser sempre sul parabrezza. Nel caso poi che l’auto sospetta non si arresti, le regole sono quelle di sparare dei copi cosidetti traccianti sulle fiancate, in modo da segnalare inequivocabilmente il posto dei blocco.
Se l’auto prosegue nonostante questi avvertimenti la sua corsa, il mitragliere deve spararare al motore e solo ed esclusivamente se autorizzato aprire il fuoco all’interno della vettura.
L’inchiesta italiana ha stabilito che tutte queste norme internazionali non sono state rispettate e anzi la macchina aveva un andatura normale e che un secondo dopo il fascio di luci sono arrivati i colpi diretti all’interno dell’auto.

Un fatto eccezionale sembrava l’istituzione di una commissione di indagine congiunta tra Italia e Stati Uniti per stabilire la verità sull’accaduto.

Per l’Italia a guidare lmario-lozanoa delegazione è stato Cesare Ragaglini. La conclusione è stata però un flop diplomatico, in quanto entrambe le nazioni sono rimaste sulle loro posizioni.
Secondo gli americani i militari hanno rispettato in toto le normative e le regole sull’ingaggio e per loro la questione è chiusa. Per gli italiani invece restano molti dubbi come il mancato funzionamento dei segnalatori e come dopo solo pochi secondi i militari abbiano iniziato a sparare dritto nell’abitacolo.

L’Italia non ci sta e apre un caso giudiziario contro ignoti per la morte di Nicola Calipari che viene affidato ai procuratori Ionta, Saviotti e Amelio. La relazione americana è piena di omissis, soprattuto per quanto riguarda i nomi dei militari, ma un blogger italiano riesce a decriptarli e svela i nomi di tutti i soldati.

L’indagine italiana si chiude il 22 dicembre con il rinvio a giudizio per omicidio volontario al militare americano Mario Lozano, il quale però è irreperibile

Nonostante pressioni politiche e l’uso della diplomazia ad oggi l’omicidio di Nicola Calipari resta una tragica fatalità e il 19 giugno 2008 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Roma che voleva mandare a processo Mario Lozano confermandolo come purtroppo “non giudicabile”.
Questo esito purtroppo ha messo quasi certamente la parola fine a questo assissinio che molti ritengono essere più politico che casuale.

Ecco il video drammatico del rapimento di Giuliana Sgrena

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