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Laura Prati, la perizia: “I cinque colpi d’arma da fuoco sono compatibili col decesso”

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Laura PratiSulla morte di Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo, non ci sono più dubbi. La perizia depositata alcuni giorni fa confermerebbe quanto già stabilito dai risultati dell’autopsia eseguita l’anno scorso

Per il decesso di Laura Prati esiste un rapporto tra le ferite d’arma da fuoco causate da una sparatoria avvenuta il 2 luglio 2013 e la morte arrivata il 22 luglio 2013.

Laura cercò di pararsi dai colpi esplosi da Pegoraro, un ex vigile urbano, ma cadde a terra battendo la testa provocando la dissecazione dell’arteria cerebellare postero inferiore.

La dinamica dell’aggressione è stata così ricostruita: Il sindaco Laura Prati quella mattina del 2 luglio era in municipio, precisamente nel suo ufficio insieme al suo vice Costantino Iametti. Entrambi furono bersagliati da Pegoraro che in tenuta da kamikaze entrò nella stanza di Laura e iniziò a sparare.

La donna venne colpita all’addome e all’avambraccio sinistro. Durante la sparatoria si alzò, cercò di ripararsi dietro la sua scrivania ma il femore perforato non la resse. Cadendo, Laura Prati sbattè la testa al suolo ed il contraccolpo fu violentissimo.

Un danno fatale insomma, che dopo venti giorni scatenò una emorragia letale, una bomba a orologeria innescata dall’apprensione per un nuovo intervento e tutte le conseguenti procedure mediche.

Eppure, quell’uomo che mise in atto un vero e proprio attentato al Comune, era perfettamente capace di intendere e di volere. E’ stato accusato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto abusivo d’arme bianche, da guerra, di munizioni e per danneggiamento aggravato.

Ad un anno dall’agguato tutti hanno ricordato il sindaco Laura Prati: “L’hanno voluta uccidere alla scrivania di sindaco perchè in quel momento rappresentava lo Stato, le istituzioni – ha detto la ministra Pinotti – e morire per difendere la legalità rende le persone degli eroi. Ricordo il momento esatto dell’agguato, io mi trovavo tra i banchi del Senato e ho cercato di capire subito se Laura avesse o meno dei figli. Perché spesso noi donne, me compresa, ci chiediamo se con il nostro lavoro, il nostro impegno, togliamo del tempo prezioso alla nostra famiglia.” e ancora “Un’amministratrice forte, onesta, corretta – ha raccontato la senatrice del Pd Erica D’Adda – che non aveva il timore di fare il proprio lavoro nel modo più lineare e completo possibile.”

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