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Delitti ItalianiLia Pipitone, uccisa dal padre boss: la verità su quel delitto d’onore

Lia Pipitone, uccisa dal padre boss: la verità su quel delitto d’onore

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lia pipitoneRosalia Pipitone, detta Lia, venne uccisa a 25 anni il 23 settembre del 1983 a Palermo. Sull’omicidio della donna, sposata e madre di un bimbo che all’epoca aveva 4 anni, soltanto diversi anni dopo venne a galla l’amara verità

Lia Pipitone si trovava in un negozio di articoli sanitari quando improvvisamente entrarono due uomini armati, che presero il bottino e, prima di fuggire, spararono alle gambe della donna. Uno di loro ci ripensò, tornò indietro e, dicendo che Lia lo aveva riconosciuto, sparò contro la donna tre colpi fatali al petto. Tutti ebbero la conferma che Lia morì durante una rapina, ma la verità era ben altra.

Soltanto nel 1997, durante il Processo a Cosa Nostra, il pentito Francesco Onorato raccontò una versione tutta nuova del delitto. Onorato svelò che a volere la morte di Lia Pipitone fu proprio il boss di Cosa Nostra, Antonino Pipitone, padre della vittima.

Perchè il boss avrebbe voluto la morte della figlia? Si diceva infatti che Lia avesse tradito il marito ed è per questo che venne architettato un delitto per “onore”. Il giorno seguente all’omicidio della donna, messo in scena da due sicari che fecero finta di essere rapinatori inesperti, venne fatto fuori anche il presunto amante di Lia Pipitone, e anche in questo caso venne simulato tutto, facendo credere che l’uomo si era ucciso per amore lanciandosi dal quarto piano. Prima di ucciderlo, gli venne infatti imposto di scrivere una lettera in cui raccontava di essersi tolto la vita.

Al figlio di Lia Pipitone vennero raccontate bugie su bugie: “Da bambino mi raccontavano che mia madre era caduta dalla bicicletta – racconta Alessio Cordaro a Repubblica – Mi dissero che aveva perso tanto sangue e non ce l’aveva fatta”. Successivamente venne raccontato al piccolo che la madre venne uccisa durante una rapina. Alessio Cordaro non ha mai creduto a tutta questa storia e soltanto con il tempo, ha scoperto la verità e che la mamma venne uccisa dal padre, sentitosi disonorato dalla figlia.

Ma chi era quell’uomo che tutti vedevano come l’amante di Lia Pipitone? Si trattava di Simone Di Trapani, migliore amico della donna. Fu il paese intero a vedere tutto come uno scandalo e quell’amicizia venne vista da tutti come una relazione tra amanti.

Alessio ora vuole giustizia e vuole mettersi contro coloro che hanno infangato l’onore e il nome della mamma: “Confido nella magistratura saprà rendere giustizia alla memoria di mia madre”.

“Quella di Lia è una storia emblematica – ha dichiarato l’avvocato di Alessio – Ora il figlio e suo marito si costituiranno parte civile all’udienza che si celebrerà tra qualche giorno”.

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