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Cold CaseLidia Macchi: la figlia di Giuseppe Piccolomo: ‘mio padre è un mostro’

Lidia Macchi: la figlia di Giuseppe Piccolomo: ‘mio padre è un mostro’

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Dopo la svolta nelle indagini per l’omicidio di Lidia Macchi che vede indagato Giuseppe Piccolomo, la famiglia della giovane attende il proseguimento senza odio

giuseppe-piccolomoUn cold case di ben 27 anni fa, la studentessa universitaria Lidia Macchi fu trovata cadavere nei pressi dei boschi del Varesotto, uccisa con moltissime coltellare, era il 1997.
La svolta è di qualche giorno fa, la procura di Milano nei mesi scorsi aveva tolto l’indagine al pubblico ministero di Varese e dopo qualche mese ha formalizzato l’accusa per omicidio volontario contro Giuseppe Piccolomo.
Se fosse accertata la sua responsabilità nell’omicidio di Lidia Macchi, Giuseppe Piccolomo potrebbe essere annoverato tra i serial killer italiano.
L’uomo di 64 anni sta scontando l’ergastolo per l’omicidio delle mani mozzati avvenuto nel 2009 ed è fortemente indiziato di aver ammazzato anche sua moglie.
Le indagini sull’omicidio di Lidia Macchi negli ultimi 8 mesi sono state condotte da Carmen Manfredda che ha richiesto e accusato formalmente Giuseppe Piccolomo di essere lui l’autore del barbaro delitto.
La famiglia di Lidia Macchi ha fatto sapere di essere molto soddisfatta dello squarcio di verità che si è aperto e che non cova rabbia, vendetta, ma che attende serenamente il proseguio processuale della vicenda per mettere finalmente un punto finale ad una tragedia che li ha profondamente scossi per ben 27 anni.
Il fratello di Lidia Macchi, Alberto, che all’epoca dei fatti era appena un bambino di pochi mesi, ha mostrato molte perplessità su come l’indagine in tutti questi anni sia stata condotta dalla procura di Varese.
“Alcuni limiti che ora sono emersi in modo evidente, anche se poi non sta a noi della famiglia dirlo”, Alberto Macchi si riferisce a tutte quelle prove che sono state conservate malissimo e anche alla scelta degli inquirenti di continuare ad indagare per anni su Don Antonio Costabile.
Il parroco fu sotto l’occhio del sospetto da subito e nonostante la prova del dna lo scagionò, la procura di Varese mantenne il suo nome nel registro degli indagati.
Con il subentro di Carmen Manfredda nell’inchiesta, la posizione del parroco si è allegerita tanto che è stata richiesta l’archiviazione.
Esemplare è stato il comportamento di Don Antonio Costabile che in tutti questi anni non ha mai rilasciato interviste e si è tenuto sempre a debita distanza dal clamore mediatico della vicenda.
La famiglia di Lidia Macchi sta valutando insieme con i suoi legali se costituirsi parte civile, “Noi non dobbiamo trovare un colpevole a tutti i costi e attendiamo il lavoro dei magistrati. Per noi Piccolomo è uno sconosciuto e da questo punto di vista, se un processo provasse che è stato davvero lui, l’unico sollievo nel dolore sarebbe che ad uccidere non è stata una persona che frequentava la nostra casa”.
Durissime invece le parole delle figlie di Giuseppe Piccolomo: “Lui è sempre stato un ‘mostro’ di padre, un ‘mostro’ di marito e un ‘mostro’ di uomo”.
Nell’inchiesta milanese sull’omicidio di Lidia Macchi hanno avuto un ruolo decisivo le testimonianze delle figlie di Giuseppe Piccolomo che lo hanno indicato come l’autore dell’assassinio della giovane studentessa.
“Noi abbiamo sempre detto ai pm di Varese, ha dichiarato Tina Piccolomo, che lui aveva ucciso nostra madre e che ci ripeteva, quando io e mia sorella avevamo 15 e 12 anni, che aveva ammazzato Lidia. Intanto rideva e io pensavo che lo dicesse per spaventarci, ma mia sorella è sempre stata convinta che fosse lui l’assassino”.

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