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Lidia Macchi, riesumato il cadavere: le parole del fratello sul presunto assassino

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Lidia MacchiIl cadavere di Lidia Macchi, la giovane uccisa nel gennaio del 1987, sta per essere riesumato. Lo scopo degli esperti è quello di trovare eventuali tracce di materiale biologico sui resti di Lidia per compararle al Dna di Stefano Binda, l’uomo accusato di aver stuprato ed ucciso la ragazza

Alberto Macchi aveva soltanto 10 mesi quando la sorella è stata rinvenuta priva di vita. Oggi ha 30 anni ed ecco cosa ne pensa di tutta questa vicenda. L’intervista è stata fatta e pubblicata da LaStampa.it, ecco cosa ha detto riguardo Binda.

Alberto non è convinto che sia stato proprio Binda a seviziare ed uccidere Lidia: “Non so neanche se è stato lui. Io non sono colpevolista a tutti i costi, finché non dimostrano che lui è il colpevole. Il comportamento strano non fa di lui l’assassino. Io ho una mente scientifica, o trovano delle prove o io non metterei in gabbia qualcuno senza esserne sicuro. Magari Binda non confessa perché non è stato lui. Se non c’è niente, possiamo anche mettere la parola fine a questa storia”.

Alberto, come tutta la famiglia Macchi, vuole verità: “Ci siamo rimessi di nuovo in gioco quando si sono aperti altri spiragli investigativi e abbiamo acconsentito alla riesumazione del cadavere per cercare tracce di Dna. Ma la nostra ragione di vita non è trovare l’assassino di Lidia”.

Che rapporti avevano Lidia, la sua famiglia e Binda? : “Mi sorella Stefania, che è quasi coetanea di Lidia, dice che non lo frequentava da un anno e mezzo. E anche Binda dice che non la vedeva più tanto da tre anni. Nessuno, nemmeno Paola Bonari (l’amica di Lidia ricoverata all’ospedale, ndr) sapevano che Binda si drogava. Io so come funzionano le dinamiche tra gli amici dentro Cl. Può anche succedere che non ti vedi a lungo. [..] Nell’ambito di Cl c’è sempre stata una grande riservatezza che non vuol dire sapere e non dire nulla, ma non accusare qualcuno senza motivo”.

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