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Lidia Macchi: sparite le prove

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Risulta essere scomparso il sedile dell’auto sequestrato dai RIS

lidia-macchiUno dei cosidetti cold case, un delitto irrisolto di 27 anni fa che è ancora avvolto nel mistero. Per ben 25 anni il fascicolo sulla morte di Lidia Macchi è rimasto impolverato negli scaffali della procura di Milano, solo un paio di anni fa il caso è stato affidato al pm Carmen Manfredda che ha immediatamente disposto nuovi accertamenti e rifatto le indagini partenda praticamento da zero.

Quello che però risulta molto strano è che gli agenti della scientifica fecero un ottimo lavoro e repertarono moltissimi elementi che oggi con le tecniche della scienza moderna potrebbero dare un volto all’assassino. Eppure la parola potrebbero casca a pennelli, infatti moltissime prove sono inutilizzabili e altre solo letteralmente scomparse dagli archivi della procura.
Bisogna ricordare che sulla scena del delitto furono individuate moltissime tracce di liquido seminale maschile ma gli esami fatti, anche con l’ausilio della polizia inglese, non riuscirono a risalire a un dna con il quale comparare i sospettati.

E’ di qualche giorno fa la notizia che risulta essere scomparso il sedile della Panda di Lidia Macchi che fu sequestrato quel maledetto 7 gennaio del 1987.
La Panda fu trovata nel boschetto di Sass Pini in località Cittiglio, e Lidia Macchi era li colpita a morta con ben 29 coltellate inferte con uno di quei coltellini che usano i campeggiatori.
Il sedile sarebbe stato oggi di fondamentale importanza in quanto intriso di sangue, i magistrati che indagarono sul brutale assassino ricostruirono cosi la dinamica. La giovane studentessa fu colpita a morte all’esterno dell’autovettura e poi messa in auto, quindi abbandonata nel bosco.

Fin da subito i magistrati trovarono moltissime tracce interessanti, apparte il liquido seminale e il sangue sul sedile anche impronte digitiali e capelli.
La macchina di Lidia fu poi analizzata dalla scientifica che la restituì alla famiglia senza il sedile anteriore.

Il PM Carmen Manfretta aveva messo gli occhi proprio su quel sedile per cercare eventuali tracce del sospettato Pippo Piccolomo.
Il presunto colpevole Piccolomo, è gia detenuto in carcere per il delitto delle mani mozzate e indagato anche per la morte di Marisa Maldera.

Questa sparizione ha davvero dell’incredibile, nelle carte di servizio dovrebbe trovarsi presso gli archivi giudiziari di Pavia, in pratica non c’è, scomparso nel nulla. Uno dei più efferati delitti del varesino che ancora oggi mostra trantissimi buchi neri ed forse tante “coperture”.

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