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Delitti ItalianiElena Ceste: “Non l’ho uccisa io e non merito di stare in carcere. Voglio tornare a casa”
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Elena Ceste: “Non l’ho uccisa io e non merito di stare in carcere. Voglio tornare a casa”

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E’ questo il messaggio che Michele Buoninconti ha cercato di trasmettere con la sua presenza in aula, e con l’aiuto della sua avvocatessa Chiara Girila, ai tre giudici del tribunale del riesame, che tre giorni fa si sono riuniti per discutere dell’accusa di revoca dell’arresto di Michele.

elena_cesteL’uomo è accusato di aver ucciso la moglie Elena Ceste, e di aver nascosto il suo corpo nel canale rio Mersa. Dopo l’udienza, che è durata tre ore, i giudici si sono presi qualche giorno di tempo per far consocere la loro decisione, e Michele è stato ricondotto nel carcere di Asti. Non sappiamo cosa è stato detto in aula, e se Michele ha parlato in sua difesa. L’udienza era a porte chiuse.

Si pensa che questa volta l’avvocatessa Girola sia entrata nel merito dell’impianto acusatorio, contestandone i punti più qualificati. In attesa di consocere la decisione dei giudici, parliamo ad esempio del rebus dei vestiti. Gli stessi che Michele dice di aver trovato all’esterno della casa.

Il ritrovamento dei vestiti è senza dubbio la circostanza più singolare di tutto il giallo della scomparsa e della morte di Elena Ceste. E proprio su questo punto sono emerse novità clamorose. Ma andiamo con ordine.

Quando un anno fa era esploso il caso, che cosa aveva colpito l’immaginazione di tutti? Elena Ceste, in una fredda mattina di gennaio, si era fatta il bagno e poi era uscita di casa, nuda, abbandonando i suoi vestiti vicino al cancello. E’ possibile una cosa del genere?

Ma era quello che continuava a ripetere suo marito Michele. In questo lungo anno di analisi ed ipotesi, ad un certo punto si tornava sempre lì: a quel punto complicato. Elena nuda nell’inverno gelido. Dopo un anno di  indagini, dopo il ritrovamento del corpo di Elena, e dopo l’arresto di Michele, un fascio di luce molto intensa ha finalmente rischiarato quell’enigma irrisolvibile. Ed ecco che è uscito fuori un colpo di scena incredibile.

Oggi sappiamo con certezza che nella sua macchina, Michele non aveva solo un mucchio di vestiti di Elena, ma due. Due mutandine, due reggiseni, due maglie della salute,…due di tutto insomma. Questa clamorosa circostanza cambia tutto, e la storia dei vestiti di Elena assume un’altra valenza.

Alle 9.30 del 28 gennaio 2014 è morta da circa 45 minuti. Michele va dalla vicina, e le dice che i vestiti della donna sono in macchina. Eppure, Michele dice alle telecamere di Chi l’Ha Visto di aver trovato subito maglione e pantofole, e che il resto dei vestiti li avrà trovati dietro il cancello in un secondo momento. E gli occhiali ancora dopo.

Agli inquirenti Michele darà 4 versioni diverse. Ciò che è certo è che verso mezzogiorno, Michele consegna al maresciallo dei carabinieri di Costigliole D’Asti, una busta con dentro i vestiti di Elena. Quelli che secondo Michele la moglie indossava quella mattina.

Ora emerge altro: sul sedile della peugeot bianca di Elena, guidata per tutto il giorno della scomparsa di elena, c’erano due diversi corredi di baincheria intima. Uno era stato consegnato ai carabinieri. L’altro era stato avvistato da numerose persone all’interno della macchina di Michele.

L’uomo, però, non ha mai detto nulla sul secondo pacchetto di biancheria di Elena. Dalle sue omissioni, e mancanze, si può ipotizzare una tesi: quella mattina Elena si era fatta la doccia, e aveva già preparato gli indumenti puliti da mettere addosso.

Nei momenti concitati, successivi al delitto, Michele Buoninconti non avrebbe avuto il tempo di rivestire il cadavere come era forse sua intenzione, perchè doveva portarlo via di casa il prima possibile. Quindi l’indagato avrebbe preso gli abiti che si trovavano vicino alla moglie,consegnando ai carabinieri solo gli abiti sporchi, e lasciando quelli puliti sulla macchina.

Dunque, è quel secondo corredo di indumenti intimi depositati sulla macchina bianca a far saltare la tesi raccontata da Michele di una donna nuda che va a perdersi nella nebbia.

(Fonte Chi l’Ha Visto?)

 

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