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Cold CaseL’omicidio di Maria Josè Olivastri: il caso è stato riaperto
josè maria olivastri

L’omicidio di Maria Josè Olivastri: il caso è stato riaperto

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Giovedì 9 agosto 2001. A pochi km da Padova il custode di un giardino si accorge che nel canaletto di scolo c’è un corpo: è avvolto in un lenzuolo.Un piede fuoriesce da quella specie di sacco. Alberto Toffanini è spaventato e chiama, prima di tutto, sua moglie Sonia

josè maria olivastriIl giorno prima, nel primo pomeriggio Sonia Senigallia ha raccontato di aver sentito un tonfo. Non riesce però a ricordarsi il momento esatto in cui lo ha avvertito. Il marito, quella sera, aveva visto un fagotto, ma aveva rimandato l’ispezione al giorno dopo. Nel canaletto si cerca un dettaglio che faccia scoprire l’identità della donna. Chi l’ha uccisa non vuole che si scopra il suo nome.

La donna ha tra i 35 e i 40 anni: è molto bella. Sulle unghie ha lo smalto trasparente. La donna è completamente nuda. Indossa solo degli orecchini d’oro con pietre verdi, e uan collana sempre d’oro con tre pietre. Forse tre rubini. La donna è stata incaprettata: mani e piedi sono legati al collo con lembi di un lenzuolo strappato. Perchè quella morte? E soprattutto chi è la vittima?

Si scopre l’identità:si tratta di Maria Josè Olivastri. Ha 42 anni, vive a Sarmeola vicino a Padova. Ha un matrimonio alle spalle finito da 10 anni, e una figlia 15enne con cui pare abbia un rapporto speciale, proprio come con le sorelle. Per loro è un punto di riferimento.

In paese, Maria Josè è conosciuta e rispettata. E’ la figlia del maresciallo Olivastri. Sin da bambina conquistava tutti con il suo sorriso, e anche da grande non è da meno. Di professione fa la portalettere, e tutti la conoscono. Per la sua bellezza, e per il suo carattere, è una donna molto corteggiata ed ammirata.

Oltre ad essere bella è anche una vera battagliera. Può essere questa la causa della sua morte? Lei credeva nei suoi ideali, e lottava per i diritti dei lavoratori. Si era sposata molto giovane, e dopo un po’ di anni il suo matrimonio era finito. Aveva anche provato a riinamorarsi di un collega di lavoro, ma alla fine aveva scoperto che era già sposato.

Passano gli anni, e nell’estate del 2000 Maria Josè va in vacanza a Pantelleria. Qui conosce Lorenzo, un cuoco palermitano: i due iniziano una storia. La donna sta vivendo un momento particolare della sua vita: nel luglio 2000 ha ricevuto una brutta lettera. L’azienda, Poste Italiane, l’ha licenziata. Il mondo le crolla addosso, e sente sulle sue spalle il peso di quell’ingiustizia. Capisce quanto le sue battaglie l’abbiano esposta, e  quanto le sia costato.

Decide di lottare per riprendersi il suo lavoro, ma nel frattempo deve riuscire a mantenere sua figlia: a luglio 2001, Lorenzo va a trovare la fidanzata. Vuole stare con lei, ma ha anche un terribile mal di schiena e vuole sottoporsi a qualche terapia negli hotel della zona: Maria Josè sa di essere brava a fare i massaggi,  e pensa che forse la soluzione sia proprio quella.

Nell’agosto 2001, Lorenzo le chiede di portarlo a Montegrotto per delle cure. Dopo averlo lasciato, si dirige verso Abano Terme per lasciare alcuni curriculum: una volta parcheggiata la Punto rossa (prestatale dalla sorella), inizia ad entrare negli alberghi. L’ultimo in cui va è l’hotel Torino. Sono le 12.20 circa, e Maria Josè ha un appunatmento con Lorenzo alle 13. La donna, però, non si è mai presenta.

E’ da questo momento che inizia il mistero. Chi poteva volerle così tanto male? E che fine ha fatto la macchina della sorella? L’autopsia ha rivelato che laa donna è stata colpita tre volte e di spalle. Alcuni anni dopo il fascicolo di Maria Josè è stato archiviato. Tuttavia dall’autopsia viene rivelato un dettaglio: la donna mezz’ora prima di morire ha bevuto un caffè. Forse insieme al suo assassino.

Il mistero, ora, si infittisce ancora di più. Gli unici elementi per la risoluzione del caso sono quel caffè, appunto, e i lembi del lenzuolo strappato con cui è stata legata la donna.

(Fonte Chi L’ha Visto)

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