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Omicidi in FamigliaLorenzo Manavella, star del volley: uccise la zia e i nonni, confermato l’ergastolo in appello

Lorenzo Manavella, star del volley: uccise la zia e i nonni, confermato l’ergastolo in appello

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Lorenzo Manavella aveva un futuro assicurato nel mondo del volley, oggi però è in carcere perché ha ucciso i nonni e la zia a maggio del 2014. Condannato all’ergastolo in primo grado, la corte d’appello ha confermato la sentenza.

lorenzo manavella_volleyIl 16 maggio del 2014, a Santhià, si consuma una delle pagine più nere della cronaca vercellese. In una villetta bifamiliare vivono Gianluca e Lorenzo Manavella, padre e figlio, da una parte, nell’altra porzione di casa invece ci sono gli anziani genitori Tullio Manavella e la moglie Pina, con la figlia Patrizia, che li accudiva. Quel giorno, Gianluca Manavella, allenatore di pallavolo, si trovava in Sardegna per un corso, ma era molto preoccupato perché erano tutti spariti nel nulla, anche il figlio Lorenzo di 24 anni, star della squadra di pallavolo che allenava, aveva il cellulare irraggiungibile. Ad un certo punto, allarmato dal silenzio, chiede ad un amico di recarsi a casa sua per controllare se fosse successo qualcosa; al suo arrivo trova la badante che cerca di aprire la porta, senza riuscirci. Così chiamano i Vigili del Fuoco.

Quando i militari sfondano la porta si trovano davanti ad una scena macabra, nel corridoio c’è il cadavere dell’87enne Tullio, mentre sul letto ecco la 78enne Pina. Al primo piano viene rinvenuto il cadavere di Patrizia, di 56 anni. All’appello manca solo Lorenzo Manavella, l’unico scampato alla strage. Santhià è sempre stato un paesino tranquillo, difficile pensare ad un omicidio messo a punto da mani sconosciute, le indagini infatti si concentrano su Lorenzo. I Ris di Parma setacciano la scena del crimine e trovano molti elementi che incastrano il 24enne.

Intanto dai racconti dei vicini emerge che quel giovane non andava d’accordo con i nonni e che il giorno prima l’avevano visto entrare nella casa dei nonni. Per un giorno intero si cercano delle risposte che non arrivano se non dal suo profilo Facebook, dove si evince un forte stato di disagio. L’unica valvola di sfogo era rappresentata dalla pallavolo. Trascorrono molte ore, poi Lorenzo Manavella si presenta alla Polizia ferroviaria di Venezia con i vestiti ancora sporchi di sangue e racconta quello che è successo. L’interrogatorio dura 7 ore. Lorenzo non aveva mai chiuso i conti con il suo passato fatto di dipendenza dalla droga, anche prima dell’omicidio pare che avesse abusato di sostanze stupefacenti a causa delle quali ha perso la testa. Sul movente restano ancora oggi molti dubbi, lui stesso non ha mai chiarito. Il padre non si è mai costituito parte civile nel processo che lo ha visto imputato per omicidio plurimo aggravato a scopo di rapina, con le aggravanti del grado di parentela e dalla crudeltà.

Lorenzo Manavella è stato giudicato con il rito abbreviato e ad aprile del 2015 è stato condannato in primo grado all’ergastolo. Il primo giugno di quest’anno Lorenzo è tornato nuovamente in aula, ma la Corte d’assise d’appello di Torino ha confermato la sentenza escludendo l’aggravante della crudeltà per l’omicidio della zia Patrizia.

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