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NewsLuca Varani, ucciso per vedere l’effetto che fa: dall’interrogatorio degli assassini al post della fidanzata
Luca Varani

Luca Varani, ucciso per vedere l’effetto che fa: dall’interrogatorio degli assassini al post della fidanzata

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Chi era davvero Luca Varani, e chi siamo noi per giudicare le sue scelte di vita? È questa la domanda sul caso di cronaca nera che continua a riempire le prime pagine di tutti i giornali. Abbiamo raccolto qualche dichiarazione delle persone vicine tanto alla vittima, quanto agli assassini.

Luca VaraniLuca Varani è stato ucciso “per vedere che effetto faceva”, poi Manuel Foffo e Marco Prato si sono addormentati nella stessa stanca in cui c’era il cadavere del 23enne. Sfatti dal mix di alcol e droga, si sono risvegliati solo qualche ora più tardi, così come riporta Huffington Post, e si sono resi conto di quello che era successo. In un primo momento volevano sbarazzarsi del corpo, per gli investigatori è probabile che avessero intenzione di farlo a pezzi, ma hanno pulito tutto, si sono rivestiti e poi hanno gettato i vestiti e il cellulare in un cassonetto. Intanto il cadavere di Luca Varani era ancora sul letto, e i due assassini si sono fermati a bere un bicchiere di vino. Manuel Foffo nell’interrogatorio ha raccontato: «Ci siamo chiusi in casa mercoledì 2 marzo. Non abbiamo mai mangiato né dormito. E abbiamo chiamato più volte lo spacciatore per farci portare la cocaina. Quanti grammi non so, ho speso 1500 euro. Abbiamo bevuto fino a scoppiare. Volevamo vedere fino a dove resistevamo».

Venerdì mattina, Manuel e Marco, ormai sfatti, si mettono alla ricerca di “qualcuno da uccidere”. Prato sapeva che Luca si prostituiva e gli ha inviato un messaggio con Whatsapp offrendogli 120 euro. Quando Luca Varani è arrivato all’appuntamento, credeva che il suo amico fosse da solo. Agghiacciante la confessione di Foffo: «Lo abbiamo davvero torturato». Il padre, Valter Foffo, ieri sera è intervenuto a Porta a Porta, insieme al legale, su Corriere.it erano già apparse alcune dichiarazioni: «Voglio credere che sia stata la droga a mandarlo fuori di testa, altrimenti cosa dovrei pensare, di aver generato un mostro?». Nella stessa intervista ha detto: «Le colpe, i debiti e i peccati si pagano, e lui pagherà, ma da padre voglio anche pensare che ci sia una motivazione a tutto questo, perché qua non parliamo di una scazzottata o di raptus ma di una cosa prolungata, una barbarie». Un pensiero va anche alla famiglia della vittima: «Non conoscevo né Luca né la sua famiglia, vorrei abbracciarli questi due genitori tanto buoni da aver adottato un bambino, ma non ho il coraggio, forse loro penserebbero che sono io l’uomo che ha generato un mostro».

Dolore e incredulità anche da parte della fidanzata di Luca, Marta, un amore lungo ben 9 anni che ora tutti conoscono, così come ha scritto in un lungo post su Facebook. Appena uscita dalla caserma, dopo essere stata ascoltata dagli investigatori, ha risposto alle domande dei giornalisti, mettendo in chiaro il suo pensiero: «Il mio Luca è caduto in una trappola, forse gli avevano detto che volevano parlare di lavoro. E lui, che si è sempre dato da fare, ha accettato». L’ultima volta che si sono sentiti è stato venerdì mattina, con un sms: «Ti chiamo più tardi». Sabato il suo cellulare era irraggiungibile. Secondo l’analisi di Corriere.it quel messaggio potrebbe essere stato inviato dagli assassini, in quanto la morte potrebbe essere avvenuta proprio venerdì mattina.

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