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Marco Pantani, slitta ancora la decisione sull’archiviazione del caso della morte del “Pirata”

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Mercoledì mattina si è tenuta una nuova udienza del caso Marco Pantani. Il gip ha deciso di prendere altro tempo per decidere se archiviare il caso della sua morte, oppure proseguire con nuove indagini per stabilire se vi sono dei responsabili.

marco pantaniMarco Pantani venne trovato privo di vita in una stanza del Residence Le Rose a Rimini, dove alloggiava. Era il 14 febbraio del 2004 e da allora sono state due le indagini per stabilire se si sia trattato di un suicidio oppure se vi sono dei responsabili. Cronaca&Dossier ha riassunto in 6 punti il caso che sin dall’inizio ha presentato molte ombre. L’autopsia eseguita due giorni dopo la morte di Marco Pantani stabilì che il decesso era avvenuto in seguito ad «un’intossicazione acuta da cocaina, con conseguente edema polmonare e cerebrale, la causa certa del decesso».

Nel referto si legge che nel corpo di Pantani vi era una quantità di cocaina sei volte superiore alla dose minima letale, valore che sale a tredici nel sangue periferico. Dall’analisi del midollo osseo invece è emerso che faceva uso di queste sostanze da tempo. Le lesioni invece erano superficiali tanto che venne esclusa una colluttazione e giudicate compatibili con il delirio causato dall’assunzione di sostanze stupefacenti. Per quanto riguarda gli antidepressivi e i sedativi invece venne rinvenuta una quantità minima equivalente a quella per uso terapeutico. Il consulente della famiglia di Marco Pantani però ha un parere diverso, la quantità di cocaina trovata nel sangue del ciclista che corrisponde a quella ingerita in pacchetti dai corrieri, non può essere “inalata” o “mangiata”, l’unico modo per assumerla sarebbe diluirla in acqua. Anche le lesioni, per il professor Avato, devono essere interpretate in maniera diversa perché vi sono delle ferite che non sono compatibili con quelle che potrebbe avere un uomo in preda al delirio, quanto con “l’operato di terzi”.

Marco Pantani era stato condannato dall’opinione pubblica e il suo sogno a pedali interrotto da due inchieste che gettarono ombre sulla sua persona, dopo ben sette indagini della Procura venne assolto. Troppo tardi visto che era già morto. Il “Pirata” era una persona psicologicamente instabile, disturbi di cui soffriva dall’adolescenza e che non hanno nulla a che vedere con la cocaina e nemmeno con lo stress dovuto all’essere un campione. Eppure Marco Pantani piaceva alla gente perché mostrava le sue debolezze e non aveva alcun filtro. Tornando alla sua morte, occorre stabilire cosa sia accaduto prima e se fosse da solo nella stanza. L’ipotesi dell’omicidio è tutt’ora molto debole e non supportata da elementi validi ma quanto accaduto mercoledì fa ben sperare che vi sia la volontà di approfondire altri aspetti sottovalutati.

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