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Cold CaseNewsMarisa Maldera, bruciata viva nel 2003: dopo 13 anni il marito è sotto accusa

Marisa Maldera, bruciata viva nel 2003: dopo 13 anni il marito è sotto accusa

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marisa-malderaMarisa Maldera è morta carbonizzata nel 2003 in quello che sembrava essere un incidente. A 13 anni di distanza dalla morte della donna, il marito, Giuseppe Piccolomo, rischia di essere accusato di omicidio

A parlare sono le figlie di Marisa Maldera, le quali non hanno mai creduto che la morte della mamma sia stata causata da un fatale incidente: “L’ho urlato dal primo momento, da quel terribile istante quando siamo arrivati in ospedale e ci hanno detto che nostra madre era morta, ho urlato “l’ha uccisa lui“ e non ho mai smesso di ripeterlo: ora finalmente forse uscirà la verità”, ha dichiarato Nunzia Piccolomo.

Niente e nessuno è riuscito a far cambiare idea alle due sorelle che a distanza di anni sono ancora distrutte dal dolore.

Per l’accusa infatti, Piccolomo uccise la moglie, prima drogandola con un mix di farmaci, per poi cospargere della benzina nella macchina e appiccare l’incendio dal quale il padre ne uscì misteriosamente illeso: “Non dimenticherò mai quando ci raccontò di aver visto la pelle di mia madre staccarsi dal viso. È un incubo che continua a perseguitarmi. Mia madre – spiega invece Tina Piccolomo – non ha mai preso un farmaco in vita sua. Le tracce trovate con i test hanno evidenziato la presenza di medicinali che non soltanto mai madre non assumeva, ma che nessun medico le aveva prescritto”.

Alle sorelle è chiaro anche il movente: “Quell’uomo aveva una relazione con la giovane lavapiatti marocchina che lavorava nel nostro ristorante. Ne avevamo parlato anche con mamma, ma lei delle persone ha sempre visto soltanto il meglio. Dopo la morte di mia madre scoprimmo l’esistenza di un’assicurazione sulla vita di cui nessuno, tranne quell’uomo, aveva mai saputo nulla. Pochi mesi dopo la morte di mia madre lui sposò la lavapiatti. L’ha uccisa per questo“.

A dare la forza alle figlie di Marisa Maldera è stata la condanna del padre all’ergastolo per l’omicidio di un’altra donna: “Per anni abbiamo avuto paura di lui – spiega Tina – ho smesso di temerlo solo quando la condanna all’ergastolo è diventata definitiva. In quel momento ho capito che non mi avrebbe più potuto fare del male. È già in carcere, lo so e c’è già una condanna all’ergastolo. Ma lei era la mia mamma. Deve avere giustizia. Deve venire fuori la verità”.

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