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DossierMassacro di Monaco: strage alle olimpiadi del 1972
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Massacro di Monaco: strage alle olimpiadi del 1972

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Il 5 Settembre del 1972 otto terroristi riuscirono ad introdursi nel villaggio olimpico di Monaco. I guerriglieri del gruppo “Settembre nero” rapirono la squadra di Israele e, armati di bombe e kalashnikov, seminarono il panico. Il commando trasportò gli atleti all’aeroporto e la polizia tentò di sferrare un attacco. Purtroppo gli undici ostaggi morirono. Successivamente i servizi segreti israeliani annientarono l’organizzazione uccidendo i responsabili del massacro di Monaco.

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Le vittime del Massacro di Monaco

Alle tre di notte, otto palestinesi entrarono nel villaggio olimpico di Monaco. Avevano delle borse con i simboli olimpici, ma al loro interno non c’erano indumenti sportivi, tantomento attrezzi utili per l’allenamento ma armi da fuoco, calze per coprire il volto, corde e anfetamine. La missione era pericolosa e il capo del commando, Issa, che in arabo significa “Gesù”, disse ai suoi uomini: «Consideratevi già morti, uccisi in combattimento per la causa palestinese». Mentre stavano scavalcando la recinzione, vennero notati da un gruppetto di atleti americani che li aiutarono ad entrare scambiandoli per colleghi. Mezz’ora dopo forzarono la porta dell’alloggio degli atleti israeliani.

Prima di continuare con il racconto del massacro di Monaco, occorre fare un piccolo salto indietro di qualche mese. A luglio, si riunirono dei dirigenti palestinesi per decidere un’azione clamorosa contro Israele perché occupava abusivamente i territori arabi. L’operazione sarebbe stata guidata da “Settembre nero”, la massima organizzazione esperta di terrorismo. I guerriglieri erano capeggiati da Luttif Afif, un trentenne cristiano scelto perché si era laureato a Berlino e conosceva bene sia il tedesco che il villaggio olimpico teatro del massacro di Monaco perché vi aveva lavorato come ingegnere.

Quando il commando entrò nella struttura svegliò Yossef Gutfrend, un arbitro di lotta greco-romana che grazie suoi 132 chilogrammi bloccò l’ingresso per dare l’allarme ai compagni. Uno di questi riuscì a fuggire per ma venne scambiato per un ubriaco a causa dello stato di agitazione e dell’inglese pessimo. Intanto all’interno della palazzina gli altleti cercavano di difendersi ma Moshe Weinberg, campione di lotta greco-romana e Yoseph Romano, pesista, vennero uccisi.

Dopo qualche minuto arrivarono gli agenti che trovarono un biglietto con un messaggio dei terroristi in cui chiedevano la liberazione di 234 guerriglieri palestinesi in cambio dei 9 ostaggi. Il cancelliere tedesco inviò prontamente la comunicazione al primo ministro israeliano Golda Meir che rifiutò. I poliziotti tentarono di irrompere nella palazzina dal tetto ma i terroristi videro tutto attraverso la televisione e minacciarono la strage immediata. Le olimpiadi vennero sospese.

I terroristi chiesero un aereo per trasferirsi al Cairo e proseguire le trattative con Israele. I tedeschi accettarono e, alle 22:10 del 6 settembre, fecero atterrare due elicotteri al centro della piazza del villaggio olimpico. All’interno c’erano in totale cinque poliziotti vestiti da piloti e steward, troppo pochi, perché nessuno immaginava che il commando fosse composto da otto persone. Purtroppo la polizia tedesca non era attrezzata per le emergenze.

Gli agenti decisero di scendere e Issa puntò loro il mitra alla testa, ma la pista si illuminò e i tiratori iniziarono a sparare. Nel conflitto a fuoco vennero uccisi due terroristi e un agente. A terra la sparatoria durò oltre un’ora, mentre gli atleti rimasti a bordo cercavano di liberarsi. I terroristi capirono di non avere più scampo e sterminarono i prigionieri a colpi di arma da fuoco e lanciando una bomba a mano. Issa si lanciò contro gli agenti che lo fucilarono. All’1:30 il blitz finì con un tragico bilancio: 5 terroristi morti, 3 catturati, 11 atleti uccisi e 1 agente morto.

I superstiti rimasero in prigione solo un mese e mezzo in quanto alcuni terroristi palestinesi dirottarono un aereo e ottennero la loro liberazione. Vennero accolti in Libia da Gheddafi e vissero a lungo in incognito. Golda Meir incaricò il Mossad di cercarli e ucciderli insieme ai capi che avevano ordinato il massacro di Monaco.

L’operazione venne chiamata “Collera di Dio”. Il primo ad essere preso di mira fu un collaboratore dell’ambasciata libica a Roma, il secondo un rappresentante dell’Olp di Parigi. L’anno successivo venne fatto fuori un altro rappresentate a Cipro. Sempre a Parigi, cadde un professore universitario. I commandos israeliani attaccarono anche i capi che vivevano a Beirut. In tutta Europa diversi palestinesi saltarono in aria. Dei terroristi in incognito non si conoscono le sorti, con molta probabilità uno è rimasto ucciso in un agguato, un altro invece ha riportato solo delle ferite, il terzo sarebbe morto per cause naturali nel 2010. “Settembre nero” non si è mai riorganizzato e si è sciolto definitivamente.

La notizia del massacro di Monaco sconvolse tutto il mondo, ma a far discutere fu soprattutto la decisione di non annullare i giochi olimpici.

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