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Delitti StradaliNewsMassimo Casalnuovo, morto per un posto di blocco: “Vogliamo verità e giustizia”

Massimo Casalnuovo, morto per un posto di blocco: “Vogliamo verità e giustizia”

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Massimo CasalnuovoMassimo Casalnuovo, 22 anni, è stato ucciso il 20 agosto del 2011 a Buonabitacolo durante un controllo dei Carabinieri. Il padre della vittima chiede verità e giustizia

Tra pochi giorni si terrà in Corte d’Assise d’Appello l’ultima udienza del processo per l’omicidio di Massimo Casalnuovo. Secondo quanto pubblicato dal sito Popoffquotidiano.it, il padre della vittima, uccisa per non essersi fermato ad un posto di blocco, vuole giustizia: “Siamo in attesa. Anche se sappiamo che nulla cambierà, quantomeno chiediamo un po’ di giustizia. Credo proprio che la Corte cerchi la verità sulla morte di mio figlio. Siamo fiduciosi”.

Ad essere imputato per l’omicidio è il maresciallo Giovanni Cunsolo che all’epoca venne trasferito a Polla insieme ad un altro agente che quella sera era di pattuglia.

“Mai chiesto scusa – dichiara il padre di Massimo Casalnuovo – mai cercato un contatto con noi. Forse nemmeno l’avrei accettate perché non m’è sembrato mai di vedere in loro un segno di umiltà, nemmeno l’ammissione di aver svolto un posto di blocco secondo i protocolli. Il processo s’è svolto sulla base di niente, come se nel fascicolo non ci fossero atti. Invece ci sono e noi ci vogliamo attenere proprio a quei riscontri oggettivi: testimonianze, referti scientifici e consulenze tecniche . Anche la procura di Salerno ha messo in risalto la presenza degli stessi dati oggettivi”.

Il mistero si concentra soprattutto su quel calcio sferrato al motorino della giovane vittima, che perse l’equilibro sbattendo la testa e il petto contro lo spigolo di un muretto: “Il ragazzo viaggiava su uno scooter, era senza casco ma attenzione, non è morto per aver sbattuto la testa (come si tende a far credere) ma per la violenta botta al torace – si legge sulla scheda di Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa – Massimo era appena uscito dall’officina in cui lavorava con il padre, non prendeva il motorino da un po’ di tempo. Lo aveva appena aggiustato. Era stato a fare un giro e stava tornando a casa. Non aveva indossato il casco. Lo fanno un po’ tutti a Buonabitacolo. Quella sera la pattuglia dei carabinieri con a bordo il maresciallo Giovanni Cunsolo e l’appuntato Luca Chirichella decide di controllare i ragazzi senza casco, ne fermano due: Elia Marchesano e Emilio Risi. I carabinieri mettono la macchina di traverso sulla strada e formano una specie di posto di blocco. Peccato che lo facciano dietro una curva. La “scena” si svolge sulla strada principale della città, via Grancia, che porta a una piccola piazza dove di sera si ritrova la gente del paese. Cunsolo è seduto dentro la gazzella e sta redigendo la contravvenzione. Massimo sta arrivando con il suo scooter Beta 50. Sin dal primo momento la versione dei due ragazzi fermati e quella del carabiniere sono opposte. Cunsolo dirà che Massimo, arrivato davanti al “posto di blocco”, accelera, quasi lo investe. Poi perde il controllo del ciclomotore e cade battendo la testa su un muretto a secco. I due ragazzi, interrogati la notte dell’“incidente” dal pm Sessa della Procura di Sala Consilina, hanno invece fornito un’altra versione: Cunsolo era dentro alla macchina, quando vede arrivare Massimo esce dall’auto e per fermarlo sferra un calcio sulla carena del motorino. E’ quel calcio che fa perdere l’equilibrio a Massimo che cade, e muore”.

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