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Morte di Riccardo Magherini si difendono i volontari del 118

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Gli operatori sanitari che intervennero quella notte si difendono sostenendo che le manette ostacolarono le operazioni mediche

Riccardo-MagheriniE’ il turno ora della difesa dei volontari della Croce Rosse che attraverso i loro legali hanno fatto sapere che furono le manette a non permettere un massaggio cardiaco efficace, nonostante fosse stato più volte richiesto alle forze dell’ordine.
Ecco uno stralcio della difesa diffusa dai legali: “Riferendo i militari di una situazione altamente pericolosa, non è stato possibile prestare soccorso. Le reiterate richieste di togliere le manette o cambiare posizione al paziente, provenienti dai volontari della Croce Rosse, sono rimaste tutte vane. Il giovane è stato liberato dalle manette solo a massaggio cardiaco già iniziato”.

I volontari della Croce Rossa che intervennero la notte del 2 marzo a Borgo San Frediano sono indagati per il reato di omicidio colposo in concorso con i due  operatori del 118 che gestirono il soccorso e il tentativo di rianimare il povero Riccardo Magherini. La procura ha anche indagato i quattro agenti che intervennero sul posto per il fermo del ragazzo, per loro l’accusa è ancor più grave: omicidio preterintenzionale.

Ripercorriamo le fasi del soccorso sanitario così come sostenuto dai legali Massimiliano Manzo e Andrea Marsili Libelli. Partiamo da un dato certo: esattamente  all’1.32 di notte l’ambulanza finalmente arriva a Borgo San Frediano per prestare soccorso.

I legali sostengono che : “mentre i volontari cercavano di avvicinarsi alla persona immobilizzata, un carabiniere è andato loro incontro chiedendo in maniera vistosamente agitata, quasi aggressiva, se fra di loro vi fosse un medico, in quanto la persona era pericolosa, violenta e necessitava di essere sedata. Diversi militari si alternavano nel tenere le mani ammanettate e dietro alla schiena del soggetto: chi a cavalcioni, chi con un ginocchio, chi con le mani. Una delle volontarie chiedeva al caposquadra di informare la centrale operativa del 118 circa il fatto che i carabinieri impedivano qualsivoglia valutazione del paziente”.

Questa richiesta fu accolta dai centralinisti e dopo poco arrivò sul luogo un medico che a detta sempre dei legali: “chiedeva di togliere immediatamente le manette, perché diversamente, qualsiasi manovra di soccorso sarebbe stata vana. Tuttavia i militari riferivano di non trovare più le chiavi delle manette, per cui i primi soccorsi (finalmente autorizzati dagli agenti) sono stati posti in essere con Magherini ancora ammanettato”.
Il comunicato degli avvocati si conclude poi con un appunto sulle dichiarazioni che gli operatori rilasciarono agli stessi agenti quando il ragazzo era purtroppo già morte. Sostengono infatti che vi fu un fortissimo condizionamento psicologico: “alle tre di notte due militari già presenti a Borgo San Ferdiano hanno sentito a sommarie informazioni uno dei volontari, nella stessa stanza con il corpo di Magherini, con comprensibile sgomento della stessa. Ed in un simile contesto, la volontari, ancora tremante per la morte del giovane avrebbe potuto dichiarare qualunque cosa, decidendo lo stesso militare come e cosa inserire nel verbale”.
Questa drammatica situazione, sostengono gli avvocati, rende completamente nullo il verbale e assolutamente non utilizzabile per stabilire la verità.
Dopo questo comunicato si è aperta una querelle con l’avvocato dei carabinieri che ha prontamente risposto ai legali della Croce Rossa.

L’avvocato Francesco Maresca si dice stupito dal comunicato rilasciato e sostiene che le dichiarazioni contengono “svariati profili di indagini tuttora in corso di accertamento”.
Continua poi la nota : “nello stigmatizzare ancora una volta la scelta di utilizzare i giornali per presentare le proprie valutazioni processuali, sono costretto a ricordare che i carabinieri intervenuti, come risulta agli atti, hanno reiteratamente richiesto e sollecitato l’intervento del 118, e quindi che gli stessi abbiano poi ostacolato gli accertamenti dei sanitari appare oggettivamente incomprensibile.”

Cerca poi di chiarare lo stralcio riguardate l’escussione della testa sostenendo che “le sommarie informazioni assunte da una dei volontari della cri risultavano prassi di indagine nell’immediatezza del decesso di una persona, cosi come sempre vengono svolte dagli operatori di polizia giudiziaria in seguito a un episodio del genere”. La risposta si conclude ribadendo che secondo loro i carabinieri sono intervenuti seguendo scrupolosamente il protocollo e che non è stato fatto nessun abuso che ha cagionato la morte del giovane Riccardo Magherini.

La famiglia attraverso il suo legale Fabio Anselmo ha seguito con attenzione le dichiarazioni fatte e sta valutando le azioni da intraprendere per tutelare principalmente il ricordo di Riccardo, un ragazzo morto durante un normale controllo di polizia.

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