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Delitti ItalianiNicola Acconcia: l’imprenditore ucciso dalla sua amante, un delitto ‘quasi’ perfetto

Nicola Acconcia: l’imprenditore ucciso dalla sua amante, un delitto ‘quasi’ perfetto

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Nicola Acconcia noto imprenditore casertano di 46 anni, venne ucciso dall’amante Rita Squeglia di 25 anni. Nel 1999 è stato girato un film ispirato al caso “Senza movente”. L’uomo aveva detto alla moglie che sarebbe andato a Roma per lavoro, invece doveva raggiungere Rita a Positano.

Nicola Acconcia, rispettabile padre di famiglia di Recale, in provincia di Caserta, il 31 luglio 1987 salutò i figli e la moglie, dicendo che sarebbe dovuto partire per Roma, per un pranzo d’affari. Due giorni dopo Teresa, preoccupata per l’assenza del marito, decide di andare in questura per denunciare la sua scomparsa. Le prime ipotesi si concentrano sul rapimento a scopo di riscatto visto che la sua famiglia era molto facoltosa. Altri due giorni dopo arriva in questura Rita Squeglia che dice di essere l’ultima persona che ha visto Nicola Acconcia. Racconta che stanno insieme da 8 mesi e che sono partiti per Positano sulle proprie auto per non farsi vedere. Tutti sapevano che l’imprenditore era un donnaiolo, Rita era solo l’ultima conquista. Agli inquirenti dice che hanno cenato insieme e poi si sono salutati perché aveva un appuntamento con una persona ma non sapeva fornire dettagli. La Squeglia porta gli investigatori a pensare che Nicola sia stato ucciso da un’ex amante per vendetta. Nessuno sospetta di lei, ragazza colta e segnata da un episodio di stupro mai denunciato. Il secondo nome di Rita era “Speranza” ma lei lo aveva cancellato per sempre. Credeva che non si sarebbe più innamorata, poi incontra Nicola Acconcia che le fa una specie di lavaggio del cervello.

Il 14 agosto 1987 un commerciante di Benevento diretto a Napoli perde il tagliando dell’ingresso autostradale, ferma l’auto e lo cerca, sul ciglio della strada però trova la patente e il tesserino magnetico di Nicola Acconcia. Si scopre che era stato usato tre volte, una dalla vittima, le altre due da chi? Gli orari infatti coincidevano con quelli della sua scomparsa. Sotto il peso degli indizi Rita Squeglia decide di dire la verità. Quando sono arrivati a Positano, Nicola le ha chiesto subito di avere un rapporto sessuale ma lei non voleva, allora l’uomo le ha riferito un particolare dello stupro e pensa che glielo hanno raccontato oppure che era lui uno dei violentatori. Decide di aggiungere delle pastiglie di sonnifero e prima di addormentarsi continua a parlare. Per farlo tacere Rita gli copre la testa con una busta di plastica e gli stringe il collo, soffocandolo. Appena si è resa conto di quello che ha fatto ha cercato di nascondere il cadavere nella valigia, e ha organizzato tutta la messa in scena per riportare la macchina dell’imprenditore a Napoli. La valigia invece è stata messa in un bidone di ferro e sepolta nell’orto con l’aiuto della madre a cui aveva raccontato tutto. Rita Squeglia è stata condannata a 22 anni e 6 mesi, in appello la pena è stata ridotta a 18 anni. L’unica attenuante riconosciuta è la “provocazione grave”. [Fonte: Grand Hotel 38/2016]

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