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DossierDossier: Strage di Erba, i dubbi sul delitto di Erba rimangono, e se fossero innocenti?

Dossier: Strage di Erba, i dubbi sul delitto di Erba rimangono, e se fossero innocenti?

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Sono passati poco meno di otto anni da quel tragico 11 novembre 2006, data in cui si consumò l’ormai tristemente rinomata  “Strage di Erba”. Eppure, nonostante gli imputati Olindo e Rosa Romano, unici indagati per il fatto, siano stati condannati all’ergastolo, qualche incertezza ancora c’è

strage-di-erbaPer ricostruire bene l’accaduto occorre tornare indietro di otto anni, con un flashback, alla data della strage.
È un lunedì sera, verso le 20, e i coniugi Olindo e Rosa Romano lasciano la loro abitazione, situata al piano terra di una cascina ristrutturata che ospita un totale di 20 famiglie, si dirigono verso il portone accanto, salgono un piano a piedi e in poco più di 20 minuti uccidono 4 persone (tra cui un bambino di due anni) e ne feriscono gravemente una quinta con una sbarra di ferro e due coltelli. L’idea originaria, come confesserà qualche tempo dopo Olindo, era “Non volevamo ammazzarli, solo riempirli di botte”. Le vittime sono Raffaella Castagna, una ragazza di 31 enne ribelle appartenente ad una delle famiglie “bene” della Brianza, il figlio di lei Youssef, di due anni e tre mesi, e Paola Galli, madre di Raffaella Castagna e nonna del bambino. La quarta persona invece è Valeria Cherubini, che era sul pianerottolo dei Castagna perché attirati dall’odore di fumo. L’unico  superstite della strage è Mario Frigerio, marito della Cherubini, che si è salvato grazie ad una malformazione che impedisce alla carotide di dissanguarsi.

Dopo la carneficina, i due coniugi si recano al Mc Donald’s di Como per cenare. L’orario dello scontrino segna le 21:37, ovvero un’ora e 12 minuti dopo aver ucciso l’ultima  vittima. Periodo di tempo in cui avrebbero radunato vestiti e oggetti sporchi di sangue per sbarazzarsene, preso la macchina, guidato per mezz’ora, posteggiato la vettura, aver attraversato la zona pedonale di Como e cenare. Tempi un po’ ristretti ma possibili, con un po’ di fortuna e senza traffico. Le indagini tralasciano questo elemento, esaminando le scene del crimine non trovando, però, tracce dei due né nella casa dove si è scatenata la mattanza, né sotto le unghie delle vittime.

I sospetti della prima ora si indirizzano subito sul tunisino Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna, 26 anni e conosciuto dalle forze dell’ordine per il suo giro di spaccio di droga e non solo. Marzouk, infatti, è un uomo violento che alza spesso le mani sulla moglie. I sospetti, però, si rivelano subito un buco nell’acqua dopo aver verificato l’alibi di ferro di Azouz: al momento degli omicidi, infatti, il ragazzo si trovava in Tunisia dalla sua famiglia.

Il primo a dubitare sui coniugi Romano è Carlo Castagna, marito di Paola Galli e padre di Raffaella Castagna, che dopo i funerali, durante i quali annuncia di perdonare l’assassino dei suoi cari, confida al luogotenente dei carabinieri Luciano Gallorini di aver visto Olindo aggirarsi nei paraggi della scena del crimine.

La conferma schiacciante dell’implicazione dei due coniugi Romano, tuttavia, si ha quando il sopravvissuto Mario Frigerio si riprende. A dire il vero, la prima descrizione fornita agli inquirenti sull’aggressore era di un uomo con molti capelli scuri, pelle olivastra e occhi scuri ma a qualche giorno di distanza, gli sovviene il viso di Olindo Romano. Il caso beffardo ha voluto che in quello stesso giorno, nella macchina di Rosa e Olindo, venga ritrovata una traccia di sangue il cui DNA appartiene a Valeria Cherubini. Da lì a breve scattano le manette per i due ma il caso è lontano dall’essere chiarito.

Gli imputati confessano ma, stando alle richieste che ha fatto poco prima Olindo (una cella matrimoniale o la scarcerazione di Rosa), pare quasi che i coniugi siano stati rassicurati in caso di confessione.
Versione confermata anche da un’intercettazione fra moglie e marito:
Olindo: «Ciccia, ho parlato col magistrato. Mi ha detto che se vogliamo fare finire questa storia qui… Di dire la verità».
Rosa: «Ma non c’è niente da dire, niente. Olli, hanno fatto tutto loro».
Olindo: «Loro mi hanno spiegato un po’ la situazione in termini pratici…».
Rosa: «Olli, non siamo stati noi».
Olindo: «Lo so, aspetta, è per tagliare le gambe al toro. Io becco le attenuanti e finisce tutta la storia».

Olindo, a questo punto, fornisce una ricostruzione ma sbagliando la posizione delle vittime e rispondendo molte volte “non so”. Una versione dei fatti talmente sconclusionata che, letta a posteriori, lascia qualche dubbio. Incertezze che, anziché abbandonare il caso, aumentano sempre di più, tanto che anche la corte di Cassazione nel maggio 2011, nonostante la conferma degli ergastoli, ne fa menzione “Numerosi sono i dubbi e le aporie che si addensano sul caso”.
L’unica persona che crede all’innocenza dei suoi assistiti è Stefano Schembri, avvocato 47enne difensore legale della coppia. Schembri è il secondo avvocato ad assistere i coniugi di Erba. Il primo avvocato Pietro Troiano è rimasto solo sei mesi: assegnato d’ufficio, ha cercato di far ottenere sia la perizia psichiatrica che il rito abbreviato, senza riuscirci. Schembri, seppur non sia riuscito nemmeno lui ad ottenere nessuna di queste due cose, è fermamente convinto che Rosa e Olindo siano innocenti. Secondo lo scenario da lui descritto, una coppia di siriani vicini di casa di Raffaella Castagna avrebbe notato dei rumori verso le 18.30 provenienti dall’appartamento di Raffaella.  Non essendoci segni di scasso, chi si è infiltrato sarebbe con le chiavi di casa della Castagna e ne avrebbe approfittato per guardare nel suo appartamento.

I rumori si sarebbero poi ripetuti, ma stavolta anche con urli. Ricostruzione che, secondo gli orari, sarebbe compatibile con lo svolgimento dei fatti. Un uomo col cappotto nero lungo sarebbe successivamente scappato fuori dalla cascina e a questa scena avrebbero assistito anche due extracomunitari tra cui un algerino. Quest’ultimo avrebbe riconosciuto il killer, affermando che non si tratta di Olindo Romano ma al momento del processo, l’algerino era in carcere a Modena e, quindi, impossibilitato a testimoniare.
Questi elementi sembrano confermare la tesi sostenuta da Schembri, ovvero che Olindo Romano e Rosa Bazzi non sarebbero mai stati all’altezza di commettere un reato tanto efferato e studiato nei minimi dettagli con la massima cura.
Anche Azouz Marzouk avrebbe dei dubbi riguardo alla dinamica della strage che gli ha portato via moglie e figlio e che adesso vive in Tunisia: «Prima pensavo diverso ma mi sono convinto che Rosa e Olindo stanno solo pagando per la loro ingenuità. Prego il signor Frigerio di dire la verità».
Una speranza, quella riposta nel signor Frigerio, che ha anche Olindo Romano. Frigerio, però, non potrà più cambiare versione dei fatti: Mario Frigerio è morto nella notte del 16 settembre 2014 a causa di una malattia incurabile nella casa di cura nella quale era ricoverato da qualche tempo.
Oggi, Rosa e Olindo Romano si vedono tre venerdì al mese per due ore, che trascorrono come due fidanzatini tenendosi per mano e guardandosi negli occhi. Inoltre, hanno scontato il periodo di isolamento totale e sul loro capo pende un ricorso alla corte di Strasburgo e una richiesta di revisione del processo al tribunale di Brescia che, a breve, dovrebbe esporsi sul caso che ha fatto discutere tutta Italia per la sua crudeltà.

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