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Omicidi Vincenzo Bontà e Giuseppe Vela: il Dna incastra i coniugi Gregoli

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Importante svolta nelle indagini sul duplice omicidio di Villagrazia; gli esperti del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Palermo hanno portato a termine gli esami sui reperti raccolti  sul luogo del delitto di Vincenzo Bontà e Giuseppe Vela.

Omicidi Bontà e Vela (8)Gli esami hanno rivelato la presenza di Dna su uno dei bossoli rinvenuti sulla scena del crimine e risulta appartenere a Carlo Gregoli, una piccola traccia di sudore, che l’assassino ha lasciato caricando l’arma, prima di uscire da casa con la moglie per uccidere; una goccia di sudore decisiva per le indagini. La coppia: Carlo Gregoli, dipendente comunale, e Adele Velardo, casalinga, furono fermati il 4 marzo con l’accusa di avere ucciso Bontà e Vela.

Il movente ipotizzato dagli inquirenti sarebbe una serie di liti per incomprensioni di vicinato, sfociate nella vendetta, a testimoniare contro i coniugi Gregoli è stato un automobilista che passava il giorno del duplice omicidio in via Falsomiele, inoltre anche la registrazione di una telecamera di sorveglianza ha incastrato la coppia diabolica.

Le indagini proseguono per esaminare anche alcune tracce di sangue trovate dalla Scientifica con l’applicazione del Luminol nell’auto della coppia; Gregoli è dedito alla caccia e per la difesa sarebbe solo sangue di cinghiale; ma gli inquirenti ritengono invece che le tracce ematiche nell’auto dei Gregoli appartenga a uno dei due uomini uccisi a Villagrazia. Gregoli e la moglie sono in carcere con l’accusa di omicidio.

“Alle 9,38 minuti e 16 secondi l’auto dei Gregoli va verso via Valenza. Alle 9, 41 minuti e 50 secondi, una telecamera piazzata a sorveglianza di un cancello di  Villagrazia riprende la Fiat 500 di Vincenzo Bontà, l’uomo che sta per essere ucciso. E’ assieme al suo giardiniere, Giuseppe Vela, anche per lui sono gli ultimi istanti di vita. Cinque secondi dopo, la telecamera riprende il passaggio della Toyota Land Cruiser di quelli che la procura ritiene gli assassini: a bordo ci sono marito e moglie. La telecamera li vedrà tornare, a marcia indietro, alle 9,43 minuti e 18 secondi. Fanno marcia indietro e si immettono in una stradina poco distante, lì abita la famiglia Gregoli. Sono trascorsi un minuto e 23 secondi dalla prima apparizione del Suv. Qualche secondo in meno dura l’esecuzione, che l’occhio della telecamera però non riesce riprendere, i cadaveri sono cinque metri oltre. E quella è anche una telecamera sorda, non registra suoni e dunque gli spari.”

Fonte foto e descrizione immagini telecamera di  sorveglianza palermo.repubblica.it/

 

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