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fabio di lello e roberta smargiassi

Omicidio a Vasto: Fabio Di Lello uccide l’uomo che aveva investito la moglie e si costituisce

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Di Lello era distrutto, ogni giorno andava a trovare la moglie Roberta morta quest’estate. Aveva chiesto giustizia, ma ha deciso di agire da solo e di uccidere il ragazzo che l’aveva investita.

fabio di lello e roberta smargiassiDa quando Roberta Smargiassi era morta, in seguito ad un incidente stradale, Fabio Di Lello non si era più ripreso. Tutti i giorni l’uomo andava al cimitero per qualche minuto, oppure sostava per ore davanti alla tomba della moglie, accarezzava la sua foto e qualcuno lo ha visto persino mangiare qualcosa. Roberta e Fabio si erano sposati ad ottobre 2015, i primi giorni di luglio 2016 la tragedia. La donna era in scooter ed è stata investita da un’auto che non ha rispettato il semaforo rosso. Le ferite riportate erano troppo profonde ed è spirata poco dopo essere giunta in ospedale.

La città di Vasto si era stretta intorno alla famiglia e a Fabio Di Lello, molto conosciuto per via dei suoi trascorsi calcistici. La magistratura aveva aperto un fascicolo per omicidio stradale e, come riporta Repubblica, le indagini si erano chiuse a fine novembre. A breve Italo D’Elisa sarebbe dovuto comparire davanti al gup ma era ancora a piede libero. C’erano state molte manifestazioni pubbliche e una fiaccolata in memoria di Roberta ma i tempi della giustizia erano troppo lenti e Fabio Di Lello ha deciso di agire uccidendo a colpi di pistola il ragazzo che aveva investito la moglie.

Di Lello ha aspettato che D’Elisa uscisse da un locale, gli ha detto qualcosa e poi ha sparato. Gli avvocati dell’uomo a Fanpage hanno detto: “Dopo l’omicidio, come ogni giorno è andato al cimitero dalla moglie, sulla cui tomba ha fatto trovare ai carabinieri la sua pistola. Poi si è costituito. È una vicenda delicata – hanno aggiunto – e aspettiamo prima di fare ogni commento che l’autorità giudiziaria faccia il suo corso. La morte di Roberta aveva profondamente turbato il nostro assistito”. Dall’altra parte, i legali che assistono la famiglia di Italo D’Elisa sostengono che ci sia stata una campagna d’odio nei confronti del ragazzo e della sua famiglia e che “è chiaro l’intento e la premeditazione”.

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