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Delitti ItalianiOmicidio Beppe Alfano, nuove rivelazioni, forse non fu Merlino a sparare

Omicidio Beppe Alfano, nuove rivelazioni, forse non fu Merlino a sparare

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Il caso dell’omicidio di Beppe Alfano, giornalista ucciso per mano di Cosa Nostra, riapre dopo le dichiarazioni di un pentito

beppe-alfano4Per il delitto sono stati condannati all’ergastolo Giuseppe Gullotti, il capomafia e mandante dell’esecuzione, e Antonino Merlino, ovvero colui che ha materialmente ucciso il giornalista durante l’agguato a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, l’8 gennaio 1993.

Secondo Carmelo D’Amico, ex capo del reparto militare della mafia a Barcellona e ora collaboratore di giustizia, a premere il grilletto non fu Merlino, bensì un’altra persona.
D’Amico si sta rivelando una grande fonte di informazioni, grazie ai suoi racconti risalenti dall’inizio degli anni Novanta.

Secondo quanto detto agli inquirenti, la vicenda Alfano avrebbe a che fare, in modo più o meno diretto, con all’incirca cinquanta omicidi e con la sfumata cattura da parte delle forze dell’ordine del boss Nitto Santapaola. Santapaola passò gli ultimi periodi in libertà esattamente nella zona di Barcellona, e il giornalista Beppe Alfano era al corrente di queste informazioni. Questo sarebbe il motivo per cui il capomafia ordinò l’uccisione di Alfano. Il 18 maggio dello stesso anno Santapaola fu arrestato.

Del mancato arresto immediato di Nitto Santapaola si è discusso anche al processo di appello per gli ex ufficiali del Ros Mori e Obinu, accusati di favoreggiamento a Cosa nostra per non aver arrestato il boss Provenzano nel ’95. Secondo il pentito, infatti, il Ros non avrebbe fatto nulla per facilitare l’arresto di Santapaola permettendogli, al contrario, di darsela a gambe. Dopo ulteriori rivelazioni di D’Amico sulla vicenda, c’è stato un incontro tra la Dda di Palermo e i magistrati messinesi.

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