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Delitti ItalianiOmicidio Bruno Caccia: i boss non sapevano di essere intercettati, ecco come è stato dato un nome all’assassino del giudice

Omicidio Bruno Caccia: i boss non sapevano di essere intercettati, ecco come è stato dato un nome all’assassino del giudice

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L’omicidio del giudice Bruno Caccia è tornato ad occupare un posto in prima pagina nelle cronache nazionali dopo l’arresto di uno degli uomini che lo ha ucciso.

bruno cacciaLa scorsa settimana vi abbiamo parlato dell’arresto di Rocco Schirripa, uno degli uomini del commando armato che ha teso un agguato mortale a Bruno Caccia, giudice della procura di Torino. Caccia stava indagando sul riciclaggio di somme di denaro provenienti dai sequestri nei casinò del nord Italia. I boss non sapevano di essere intercettati e avevano paura di essere scoperti, per questo stavano ben attenti a non commettere errori. Dopo 32 anni la procura di Milano ha completato il puzzle dell’omicidio di Bruno Caccia.

Belfiore, Barresi e Schirripa a settembre hanno ricevuto una lettera anonima che li accusava di essere complici nell’omicidio di Bruno Caccia. Nessuno dei tre sapeva che a scriverla era stata la polizia e che erano appunto intercettati. Purtroppo i boss sono rimasti così indietro dal punto di vista tecnlogico che mai avrebbero immaginato che qualcuno stava registrando persino la quantità di aria che respiravano. Ad ottobre, Belfiore e Barresi si sono incontrati e hanno parlato della lettera, convenendo che l’avesse scritta uno stupido e sospettando di Schirripa. Belfiore però sa benissimo che Rocco non avrebbe mai parlato con qualcuno se non con lui.

Barresi si mette sulle tracce di Schirripa coinvolto in un’inchiesta di ‘ndrangheta. A novembre avviene il faccia a faccia e le cimici sono pronte a raccogliere tutte le informazioni di cui hanno bisogno anche se sono frammentate, perché la prudenza in certi casi non è mai troppa. Barresi chiede a Schirripa: «Il nome tuo chi lo conosceva? Perché la stessa lettera è capace che gliel’ha pure data alla Questura…». Lui ovviamente nega tutto e il resto della conversazione è riportato su La Stampa. Il boss ha mandato a cercare chi ha parlato, senza sapere che il colpevole della soffiata è proprio lui.

Fonte: La Stampa

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