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Delitti ItalianiOmicidio Ciro Esposito, 26 anni a De Santis. Il padre: “Sono pochi, voglio l’ergastolo”

Omicidio Ciro Esposito, 26 anni a De Santis. Il padre: “Sono pochi, voglio l’ergastolo”

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ciro-espositoDaniele De Santis è stato condannato a 26 anni di carcere per l’omicidio di Ciro Esposito. A deciderlo i giudici della III sezione della Corte d’Assise di Roma

Ciro Esposito, sfegatato tifoso del Napoli, il 3 maggio del 2014 è stato ferito al torace da un proiettile partito durante gli scontri scoppiati prima della finale di Coppia Italia Fiorentina – Napoli. Dopo 53 giorni di agonia il giovane trovò la morte in un letto di ospedale. A distanza di 2 anni da quel terribile episodio, chi ha causato il decesso di Ciro è stato condannato a 26 anni di carcere e a 140mila euro di risarcimento alla famiglia Esposito.

Nonostante tutto, i genitori di Ciro Esposito non sono soddisfatti della condanna: “Io quel mostro non lo perdono – ha dichiarato il padre della vittima – Mio figlio aveva 30 anni e doveva campare fino a 90, altri sessant’anni. Che quello esca tra 26 anni per me è poco: tutta la vita deve rimanere dentro e non trovare mai pace. Quindi ho sentito che loro faranno appello? Bene lo farò anche io, perché ventisei anni sono pochi, sono niente per me. Voglio l’ergastolo“.

Queste invece le parole della madre, pubblicate da Donnamoderna.com dopo un’intervista: “Ringrazio gli avvocati, il pubblico ministero e tutti quelli che ci sono stati vicini. Non posso dire che provo gioia per il fatto che De Santis sia stato condannato, la gioia la proverei se non fosse successo niente. Se quel giorno ci fosse stato un servizio d’ordine a proteggere i tifosi. Se mio figlio fosse potuto andare tranquillamente alla partita, come avrebbe dovuto essere. Se poi fosse tornato a casa. Ma sono contenta che la verità sia stata riconosciuta. Avevo piena fiducia nella Giustizia, e non mi sbagliavo”.

Poi continua: “Non perdono i suoi atteggiamenti, perché non mi piace l’arroganza. Non ho mai provato odio per lui, ma mi dispiace molto che non si sia ancora pentito. Continuerò a portare in giro il mio piccolo messaggio di pace, per il grande amore che mio figlio provava per il calcio. Il calcio dev’essere amore, lo sport tutto deve esserlo. E io sento che lui vive in questa mia lotta. È lui che vince, se dal dolore del lutto e della morte, nasce un messaggio di gioia. Ringrazio Dio, è una battaglia che ha vinto il Signore. Molte cose non accadrebbero se avessimo l’umiltà di sentirci strumenti nelle mani di Dio, e di non abbandonarci al male. Ci dobbiamo credere fino in fondo: se sarà così, sarà sempre l’amore a trionfare”.

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